<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Attualità Archivi | Santuario di Scaldaferro</title>
	<atom:link href="https://santuariodiscaldaferro.org/category/attualita/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link></link>
	<description>Il Santuario della Madonna Salute degli Infermi</description>
	<lastBuildDate>Tue, 28 Nov 2023 19:51:51 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0.4</generator>

<image>
	<url>https://santuariodiscaldaferro.org/wp-content/uploads/2020/04/cropped-slide-3-1-32x32.jpg</url>
	<title>Attualità Archivi | Santuario di Scaldaferro</title>
	<link></link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Il cantante. Nek: «La mia fede rinata dal dialogo con i sacerdoti»</title>
		<link>https://santuariodiscaldaferro.org/il-cantante-nek-la-mia-fede-rinata-dal-dialogo-con-i-sacerdoti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Cirelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Nov 2023 19:49:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://santuariodiscaldaferro.org/?p=1065</guid>

					<description><![CDATA[<p>Angela Calvini&#160;giovedì 9 novembre 2023 Il cantautore emiliano parla con &#8220;Avvenire&#8221; del ruolo che hanno avuto alcuni preti nel suo percorso umano e spirituale. «L&#8217;oratorio un posto ricco di esperienze. ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://santuariodiscaldaferro.org/il-cantante-nek-la-mia-fede-rinata-dal-dialogo-con-i-sacerdoti/">Il cantante. Nek: «La mia fede rinata dal dialogo con i sacerdoti»</a> proviene da <a href="https://santuariodiscaldaferro.org">Santuario di Scaldaferro</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Angela Calvini&nbsp;giovedì 9 novembre 2023</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Il cantautore emiliano parla con &#8220;Avvenire&#8221; del ruolo che hanno avuto alcuni preti nel suo percorso umano e spirituale. «L&#8217;oratorio un posto ricco di esperienze. Ricordo don Ercole: una vera forza</em></p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="412" height="274" src="https://santuariodiscaldaferro.org/wp-content/uploads/2023/11/Nek-cantautore-emiliano.jpg" alt="" class="wp-image-1067" style="aspect-ratio:1.5036496350364963;width:283px;height:auto" srcset="https://santuariodiscaldaferro.org/wp-content/uploads/2023/11/Nek-cantautore-emiliano.jpg 412w, https://santuariodiscaldaferro.org/wp-content/uploads/2023/11/Nek-cantautore-emiliano-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 412px) 100vw, 412px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Filippo Neviani, in arte Nek, 51 anni e non sentirli, ha appena festeggiato i 30 anni di carriera con un album e una tournée trionfale insieme all’amico e collega Francesco Renga. E, anche in questo caso, il cantautore emiliano ha portato al pubblico tutta la gioia e la positività che gli derivano anche dalla fede e dall’appartenenza alla famiglia della Comunità Nuovi Orizzonti. Nek rivela ad &#8220;Avvenire&#8221; il ruolo che hanno avuto, ed hanno, i sacerdoti nel suo percorso umano e spirituale.​</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nek, c’è stato un sacerdote, o dei sacerdoti, che le hanno cambiato la vita?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Senza alcun dubbio. Innanzitutto, da ragazzino ci sono stati sacerdoti importanti per la mia formazione. Io sono cresciuto all’oratorio, facevo parte del coro della parrocchia di San Giorgio a Sassuolo. Negli anni ‘80 suonavo anche la chitarra, c’erano le Messe rock e io facevo parte dell’animazione. C’erano dei sacerdoti di passaggio che erano trascinatori di folle, dei pescatori di uomini, entusiasti del loro ministero. Certo, c’erano anche i confratelli più anziani, più austeri e più legati alla forma. I sacerdoti più giovani, che insegnavano nei campi scuola e ci portavano in giro, erano più vicini ai ragazzi. L’oratorio era un posto molto ricco di esperienze e ricordo in particolare don Ercole Magnani, che era Ercole di nome e di fatto dato che era enorme. Era un leader, un vero tramite tra Gesù e i fedeli.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E crescendo lei ha avuto altri incontri importanti con sacerdoti speciali?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si diventa grandi si vive la fede in modo diverso. Il sacerdote che è più vicino al mio cuore è don Davide Banzato (che è anche scrittore e conduttore televisivo de&nbsp;<em>I viaggi del cuore&nbsp;</em>la domenica mattina su Canale 5,&nbsp;<em>ndr</em>), con lui ho condiviso tantissimi momenti nella Comunità Nuovi Orizzonti di cui faccio parte. Momenti facili e non facili, che mi hanno fatto conoscere l’uomo e non solo il pastore. Abbiamo fatto dei viaggi insieme, delle esperienze attraverso le povertà del mondo. Ricorderò tutta la vita il viaggio in una favela nel nord est del Brasile: ho toccato con mano quello che don Davide fa. Dagli incontri per la strada alle iniziative per cercare di avvicinare i più emarginati. Ecco lì tocchi con mano la chiamata di un sacerdote. È un compito estremamente complicato, che porta via tempo, energia e fisica e mentale: devi essere un innamorato di Dio. È impossibile non subire il fascino di Gesù attraverso quello che fa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Purtroppo, il bene fatto da tanti sacerdoti passa sotto silenzio sui mass media…</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo mondo fa notizia il negativo, al positivo siamo indifferenti e non diamo importanza a quanto una parola di un sacerdote possa essere fondamentale. Nessuno pensa a quanto sono soli i sacerdoti? Sono esseri umani come noi: a parte la fede che li sostiene, del loro equilibrio psicologico chi se ne occupa? Ci deve essere una collaborazione tra i fedeli e il sacerdote: se il pastore indica la strada, la pecora la deve percorrere. Deve esserci uno scambio reciproco. Un sacerdote può avere delle difficoltà. Anche Gesù Cristo prima di salire al patibolo, ha avuto un momento di sconforto e ha chiesto al Padre di allontanare da lui il calice.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>A volte è difficile fare capire a cosa serve il sostentamento dei sacerdoti.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dare una mano ai sacerdoti è come dare una mano a noi stessi. Noi siamo preoccupati per la nostra salute fisica, ma per la salute dell’anima? Da un sacerdote vai oltreché per tener fede ai sacramenti anche per confidarti, la confessione diventa anche questo. E quante parole di conforto regalano alle persone emarginate e sole? Loro si fanno carico anche dei problemi degli altri. Il problema è che non si approfondisce, c’è l’idea che il sacerdote è quello che resta arroccato là in cima, sull’altare, lontano dalla vita quotidiana. Invece il sacerdote è quasi uno psicologo: tanti problemi arrivano da un animo inquieto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lei cosa ha imparato dal suo rapporto con i sacerdoti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho imparato che le cose materiali sono finite, ma la fede non è finita. La fede non ti risolverà i problemi, ma ti aiuta a sopportare i carichi, ad accettare le situazioni difficili e il dolore. Ho avuto diverse persone care che si sono ammalate e sono volate in cielo, ma proprio durante la malattia hanno acquisito il dono della fede e hanno vissuto negli ultimi periodi la vita vera che avrebbero voluto vivere anche prima. Ho conosciuto molte più cose di Dio di quelle che avevo sentito dire.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dagli altari di tante chiese si levano anche discorsi di pace in questi giorni drammatici di guerra.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto centrale è sempre uno: se io ti accetto per come sei, significa che ti amo per come sei fatto. Noi dobbiamo accettarci e accettare chi abbiamo di fronte. Dio ci ama per come siamo, non per come vorrebbe che noi fossimo. Ho toccato con mano, persone che da amanti della morte sono diventate amanti della vita e grazie al fatto che qualcuno li amasse per come erano. Il cristianesimo non è un credo che ti condanna, ma ti dice che puoi rimediare. Questa è una grande verità: è la speranza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://santuariodiscaldaferro.org/il-cantante-nek-la-mia-fede-rinata-dal-dialogo-con-i-sacerdoti/">Il cantante. Nek: «La mia fede rinata dal dialogo con i sacerdoti»</a> proviene da <a href="https://santuariodiscaldaferro.org">Santuario di Scaldaferro</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Intervista. Falabretti: «La Gmg? Una provocazione. Gli adulti sappiano educare»</title>
		<link>https://santuariodiscaldaferro.org/intervista-falabretti-la-gmg-una-provocazione-gli-adulti-sappiano-educare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Cirelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Aug 2023 07:42:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://santuariodiscaldaferro.org/?p=1006</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il bilancio nelle parole del responsabile della pastorale giovanile Cei. «Va tenuta viva la voglia dei ragazzi. Diamo loro spazio e non stanchiamoci di accompagnarli». Incontro, amicizia, scoperta. Sono tre ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://santuariodiscaldaferro.org/intervista-falabretti-la-gmg-una-provocazione-gli-adulti-sappiano-educare/">Intervista. Falabretti: «La Gmg? Una provocazione. Gli adulti sappiano educare»</a> proviene da <a href="https://santuariodiscaldaferro.org">Santuario di Scaldaferro</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Il bilancio nelle parole del responsabile della pastorale giovanile Cei. «Va tenuta viva la voglia dei ragazzi. Diamo loro spazio e non stanchiamoci di accompagnarli».</em></p>



<figure class="wp-block-image is-resized"><img decoding="async" src="https://santuariodiscaldaferro.org/wp-content/uploads/2023/08/falabretti.jpg" alt="" class="wp-image-1007" width="289" height="192" srcset="https://santuariodiscaldaferro.org/wp-content/uploads/2023/08/falabretti.jpg 1024w, https://santuariodiscaldaferro.org/wp-content/uploads/2023/08/falabretti-300x200.jpg 300w, https://santuariodiscaldaferro.org/wp-content/uploads/2023/08/falabretti-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 289px) 100vw, 289px" /><figcaption class="wp-element-caption"><sup>Don Michele Falabretti &#8211; Cristian Gennari [fonte: avvenire.it]</sup></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Incontro, amicizia, scoperta. Sono tre le parole più utilizzate durante la Gmg di Lisbona appena conclusa. Incontro, dopo le distanze imposte dalla pandemia. Amicizia, perché i ragazzi che frequentano gli oratori hanno esteso l’invito anche chi non va spesso in chiesa, ma “è bello esserci”. Scoperta, perché l’ultima Gmg in Europa si era tenuta nel 2016 a Cracovia e questa generazione non ne aveva mai vissuta una. Com’è dunque andata questa avventura portoghese? Ne parla don Michele Falabretti, responsabile del Servizio nazionale Cei di pastorale giovanile, e anima dell’evento che ha radunato 65mila italiani. «È andata bene, l’ultima Veglia è stata faticosa ma ci ha caricati di nuove energie. Non abbiamo avuto infortuni troppo gravi e anche questo è un aspetto importante. C’è sempre la sorpresa dell’esperienza, i ragazzi sono entrati in comunicazione con culture diverse. I portoghesi che ci hanno ospitato hanno ritmi e tempi diversi, però mi sembra che le relazioni siano sempre state molto buone».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le suore Dorotee che hanno aperto il loro istituto per dare spazio a Casa Italia sono state fondamentali. C’erano vari servizi, dal medico al funzionario dell’ambasciata per chi ha perso i documenti, ma anche acqua fresca e caffè italiano…</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La scuola dell’infanzia ed elementare delle suore Dorotee della Frassinetti è proprio vicina al parco Edoardo VII, dove si sono tenuti alcuni degli appuntamenti con il Papa. Hanno lasciato che la loro struttura diventasse qualcos’altro ed è stata per noi una vera casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che cosa portano con sé i ragazzi che tornano in Italia?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Me lo chiedono in tanti e continuo a essere convinto la parola chiave sia “incontro”. Questa è la prima estate senza l’idea che trovarsi potesse significare il rischio del contagio. E l’incontro, che è esattamente all’opposto del tenersi a distanza, affascina e prende i ragazzi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che cosa si aspetta che accada a settembre nelle diocesi e nelle parrocchie?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi auguro che si sfrutti la voglia di questi giovani di esserci l’uno per l’altro. Occorre che gli adulti non li abbandonino a loro stessi, che qualcuno li convochi e offra altre esperienze di vita e di fede. Forse così quello che hanno vissuto in questo cammino continueranno a viverlo anche attraverso il racconto che faranno a chi è rimasto in Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lei con Lisbona è alla quarta Gmg dopo Rio (2013), Cracovia (2016) e Panama (2019). Quale insegnamento ha tratto nell’organizzare questi eventi mondiali?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Penso che, se vengono visti solo un televisione, eventi simili rischiano di non essere compresi sino in fondo. Chi era in Italia a seguire la Messa con il Papa di domenica al parco della Grazia non avvertiva il caldo che sentivamo noi sotto il sole. Quello che si vive durante una Gmg è qualcosa di molto forte. Nella spianata c’erano giovani che stavano facendo un’esperienza di vita. Chi c’era ha cercato di informarsi, ha trovato i soldi per iscriversi, magari convincendo mamma e papà che fosse un’esperienza da provare. Il grande evento è stato vissuto e mi sembra che le Gmg continuino a essere una forte provocazione per i giovani.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ultima questione. Lei è uno dei responsabili di pastorale giovanile Cei più longevi. Il doppio mandato, più la proroga per preparare Lisbona. Che cosa le lascia questa esperienza?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non sono “uno dei”, ma il più longevo. Il Servizio nazionale ha trent’anni di vita – è nato esattamente quando diventavo prete – e 11 li ho vissuti io. Insomma, avendo trascorso trent’anni con e per i giovani, mi è difficile riassumere quello che provo. Però, l’altro giorno è passato un educatore e mi dice che è stanco. Guarda, replico, sono 30 anni che faccio queste cose. Risponde: per me è la prima, ma sarà anche l’ultima. E tu dopo 30 anni sei ancora qui? Mi guardava con un’aria quasi spaventata. Ma se noi adulti perdiamo la passione per la cura educativa, è inutile che ci facciamo mille domande quando succedono fatti che hanno per protagonisti negativi i giovani. Accettare la fatica educativa richiede di metterci l’anima e il cuore, per alcuni è molto difficile.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quindi lei continuerà a far fatica?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non lo so, sono solo convinto che le fatiche siano parte di noi e di quello che dovremmo essere come educatori, preti, adulti. In definitiva è la richiesta di spenderci per il Vangelo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">(Daniela Pozzoli, <em>Avvenire</em>, 8 agosto 2023)</p>
<p>L'articolo <a href="https://santuariodiscaldaferro.org/intervista-falabretti-la-gmg-una-provocazione-gli-adulti-sappiano-educare/">Intervista. Falabretti: «La Gmg? Una provocazione. Gli adulti sappiano educare»</a> proviene da <a href="https://santuariodiscaldaferro.org">Santuario di Scaldaferro</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Anniversario. Semeraro: Jägerstätter, la fedeltà a Dio come scelta di piena felicità</title>
		<link>https://santuariodiscaldaferro.org/anniversario-semeraro-jagerstatter-la-fedelta-a-dio-come-scelta-di-piena-felicita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Cirelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Aug 2023 07:33:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Spiritualità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://santuariodiscaldaferro.org/?p=1002</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il martire austriaco, che scelse in coscienza di aderire al Vangelo rifiutando la chiamata alle armi. è più che mai simbolo di libertà umana e comprensione della gioia del Cristo ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://santuariodiscaldaferro.org/anniversario-semeraro-jagerstatter-la-fedelta-a-dio-come-scelta-di-piena-felicita/">Anniversario. Semeraro: Jägerstätter, la fedeltà a Dio come scelta di piena felicità</a> proviene da <a href="https://santuariodiscaldaferro.org">Santuario di Scaldaferro</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Il martire austriaco, che scelse in coscienza di aderire al Vangelo rifiutando la chiamata alle armi. è più che mai simbolo di libertà umana e comprensione della gioia del Cristo risorto.</em></p>



<figure class="wp-block-image is-resized"><img decoding="async" src="https://santuariodiscaldaferro.org/wp-content/uploads/2023/08/jagerstatter.jpg" alt="" class="wp-image-1003" width="361" height="240" srcset="https://santuariodiscaldaferro.org/wp-content/uploads/2023/08/jagerstatter.jpg 1024w, https://santuariodiscaldaferro.org/wp-content/uploads/2023/08/jagerstatter-300x200.jpg 300w, https://santuariodiscaldaferro.org/wp-content/uploads/2023/08/jagerstatter-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 361px) 100vw, 361px" /><figcaption class="wp-element-caption"><sup>Il beato Franz Jägerstätter [fonte:avvenire.it]</sup></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La figura su cui desidero portare l’attenzione è quella di un fedele laico, ma pure quella di un martire della Chiesa in un tempo, come il nostro, per il quale spesso papa Francesco ripete: i martiri, «come ho già detto tante volte, sono più numerosi nel nostro tempo che nei primi secoli. Oggi ci sono tanti martiri nella Chiesa, tanti, perché per confessare la fede cristiana sono cacciati via dalla società o vanno in carcere … Sono tanti… I martiri, a imitazione di Gesù e con la sua grazia, fanno diventare la violenza di chi rifiuta l’annuncio una occasione suprema di amore, che arriva fino al perdono dei propri aguzzini». Si tratta del beato Franz Jägerstätter fedele laico, sposato e padre di famiglia, martire. Le ultime parole da lui vergate nella lettera scritta alla moglie il 9 agosto 1943, poche ore prima dell’esecuzione della sua condanna a morte, avvenuta alle quattro del pomeriggio dello stesso giorno, furono: «Vi saluta prima del suo ultimo viaggio Vostro marito, figlio, padre, genero e cognato. Cuore di Gesù, Cuore di Maria e il cuore mio siano uniti in un cuore per tutta l’eternità».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si potrebbe sistematizzare la vicenda terrena del beato Franz Jägerstätter in tre fasi: quella della sua infanzia e giovinezza, la fase del suo matrimonio con Franziska Schwaninger e, da ultimo, quella della sua chiamata alle armi con la sua morte a Brandeburgo. Sono tre tempi collegati da una maturazione progressiva, per gli inizi si potrebbe pure parlare di «conversione», e da una crescente consapevolezza cristiana che, dapprima serena e poi sempre più drammatica, sfocia nell’irrevocabile scelta finale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nostro beato nacque il 20 maggio 1907 a St. Radegund, in Austria. Essendo figlio illegittimo, visse i suoi primi anni presso la nonna, poverissima (andava con una carriola a mendicare), ma molto religiosa. Quando però giunse all’età di dieci anni, la madre sposò Heinrich Jägerstätter, proveniente da famiglia molto agiata, che adottò il piccolo. La sua adolescenza ebbe, così, un contesto favorevole, anche per la sua istruzione religiosa. Tra il 1927 e il 1931 visse, per ragioni di lavoro, lontano da casa e sarà lo stesso Franz a ricordare negativamente questa fase della vita: «Oltre al bere e al fumo avevo dentro di me quasi tutte le passioni cattive». Non, dunque, un uomo di speranza, ma un uomo «disperato». Il suo, scriverà, era un «barcollare senza meta». In quel periodo il giovane Franz ebbe anche una relazione clandestina, da cui nacque pure una figlia. Non è chiaro perché egli non abbia sposato questa ragazza; riconobbe, tuttavia, la sua paternità naturale e pagò pure gli alimenti per la sua crescita. L’avrebbe anche adottata, ma la madre preferì averla con sé.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa situazione fu però l’evento che dispose il giovane a un cambiamento di vita; un ripensamento che ebbe la sua fase decisiva nel matrimonio, celebrato il 9 aprile 1936, con Francisca Schwanninger. Da questo matrimonio non soltanto nacquero tre figlie, ma anche una nuova vita. Exempla trahunt, recita, quasi parafrasando Cant 1,4, un detto latino, ma pure spiegando che laddove non bastano le parole e le esortazioni ha maggiore efficacia la testimonianza della vita. Ed effettivamente, l’esempio della moglie fu decisivo anche per Franz: da quel momento cominciò non soltanto a prediligere la lettura delle vite dei santi, ma pure maturò la volontà di diventare santo. Un segno di tale desiderio fu la comunione eucaristica quotidiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Presto, però, cominciò l’addensarsi delle nuvole oscure. Hitler e il nazismo, che dal 1933 avevano preso il potere in Germania, dal 10 aprile 1938 diedero pure atto all’annessione dell’Austria alla Germania. In tale contesto Franz ebbe un «sogno» &#8211; così egli lo chiamava &#8211; che lo turbò profondamente: la visione di un treno sul quale molti, soprattutto giovani, volevano salire mentre una voce gli gridò: «Questo treno conduce all’inferno»; quindi un rumore sordo, una luce abbagliante e poi nulla! Si svegliò di soprassalto e lo raccontò alla moglie. Pian piano maturò in lui la consapevolezza che quell’immagine alludesse al nazionalsocialismo, che s’insinuava violentemente nelle articolazioni della vita sociale e personale. Al contempo, anche sotto la spinta di alcune personali esperienze riguardo alle inenarrabili nefandezze compiute dai nazisti, maturava in lui la persuasione che non si potesse essere al contempo cattolico e nazionalsocialista. Questo lo condusse pure alla decisione di rifiutare il servizio militare con le armi a favore di quel regime, che riteneva nemico di Dio e responsabile di una guerra ingiusta. In tale consapevolezza e conseguente decisione Franz rimase fermo, nonostante le raccomandazioni e i consigli alla cautela, che gli giungevano da più parti (anche dal vescovo e dal parroco) e pur sapendo che la renitenza alla leva era punita dal regime con la pena di morte. E questa gli fu effettivamente inflitta, nonostante &#8211; così si legge esplicitamente nella sentenza &#8211; si ritenesse «il suo comportamento necessario secondo la sua coscienza e le sue convinzioni religiose».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nei suoi ultimi scritti dichiara: «Scriverò solo qualche parola, così come essa mi esce dal cuore. Scrivo con le mani legate, ma è meglio così che se fosse incatenata la volontà … Né il carcere né le catene e neppure la morte possono separare un uomo dall’amore di Dio e rubargli la sua libera volontà. La potenza di Dio è invincibile … C’è sempre chi tenta di opprimerti la coscienza ricordandoti la sposa e i figli&#8230; Si può allora anche mentire perché abbiamo moglie e figli e per di più giustificarsi attraverso un giuramento? Cristo stesso non ha forse detto: “Chi ama la moglie, la madre e i figli più di me non è degno di me”? Per quale motivo preghiamo Dio e i sette doni dello Spirito santo, se dobbiamo comunque prestare in ogni caso cieca obbedienza? A che pro’ Dio ha fornito agli uomini un intelletto e una libera volontà se non ci è neppure concesso, come alcuni dicono, di giudicare se questa guerra che la Germania sta conducendo sia giusta o ingiusta? A cosa serve allora saper distinguere tra bene e male? … Se un nostro buon amico ci proponesse un lungo viaggio di piacere, naturalmente gratis e con trattamento di prima classe, cercheremmo di rimandarlo continuamente o addirittura lo terremmo in serbo per la vecchiaia? Non credo proprio. E cos’è dunque la morte: non si tratta anche in questo caso di un lungo viaggio che dovremo fare, anche se da questo non ritorneremo? Ma può esservi un momento più gioioso di quello nel quale ci accorgeremo di essere felicemente approdati sulle rive del paradiso?». Ritorna la spinta della speranza teologale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua scelta, però, fu semplicemente una obiezione di coscienza? Una volta papa Francesco ha avvertito che ascoltare la propria coscienza «non significa seguire il proprio io, fare quello che mi interessa, che mi conviene, che mi piace&#8230; Non è questo!». Ma cos’è, poi, la coscienza? Lo spiegato ancora il Papa: «La coscienza è lo spazio interiore dell’ascolto della verità, del bene, dell’ascolto di Dio; è il luogo interiore della mia relazione con Lui, che parla al mio cuore e mi aiuta a discernere, a comprendere la strada che devo percorrere, e una volta presa la decisione, ad andare avanti, a rimanere fedele».</p>



<p class="wp-block-paragraph">(Marcello Semeraro, <em>Avvenire</em>, 8 agosto 2023)</p>
<p>L'articolo <a href="https://santuariodiscaldaferro.org/anniversario-semeraro-jagerstatter-la-fedelta-a-dio-come-scelta-di-piena-felicita/">Anniversario. Semeraro: Jägerstätter, la fedeltà a Dio come scelta di piena felicità</a> proviene da <a href="https://santuariodiscaldaferro.org">Santuario di Scaldaferro</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il lutto. Addio suor Elvira, madre dei ragazzi “difficili”. La lettera del vescovo</title>
		<link>https://santuariodiscaldaferro.org/il-lutto-addio-suor-elvira-madre-dei-ragazzi-difficili-la-lettera-del-vescovo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Cirelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Aug 2023 16:22:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://santuariodiscaldaferro.org/?p=997</guid>

					<description><![CDATA[<p>È salita al cielo la mattina del 3 agosto, a 86 anni, madre Elvira Petrozzi. Fondatrice della Comunità Cenacolo di Saluzzo, tra le ultime figure carismatiche legate al mondo delle ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://santuariodiscaldaferro.org/il-lutto-addio-suor-elvira-madre-dei-ragazzi-difficili-la-lettera-del-vescovo/">Il lutto. Addio suor Elvira, madre dei ragazzi “difficili”. La lettera del vescovo</a> proviene da <a href="https://santuariodiscaldaferro.org">Santuario di Scaldaferro</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>È salita al cielo la mattina del 3 agosto, a 86 anni, madre Elvira Petrozzi. Fondatrice della Comunità Cenacolo di Saluzzo, tra le ultime figure carismatiche legate al mondo delle dipendenze.</em></p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://santuariodiscaldaferro.org/wp-content/uploads/2023/08/suor-elvira.jpg" alt="Madre Elvira" class="wp-image-998" width="325" height="216" srcset="https://santuariodiscaldaferro.org/wp-content/uploads/2023/08/suor-elvira.jpg 1024w, https://santuariodiscaldaferro.org/wp-content/uploads/2023/08/suor-elvira-300x200.jpg 300w, https://santuariodiscaldaferro.org/wp-content/uploads/2023/08/suor-elvira-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 325px) 100vw, 325px" /><figcaption class="wp-element-caption"><sup>Madre Elvira &#8211; Comunità Cenacolo [fonte: avvenire.it]</sup></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Per chiunque abbia avuto la fortuna di incontrarla, almeno una volta, suor Elvira (o madre Elvira, come voleva essere chiamata) era sorriso. E nella disperazione delle migliaia di famiglie che sono salite distrutte sulla collina di Saluzzo, nel Cuneese, dove aveva piantato il suo vessillo di speranza nella Comunità Cenacolo, quel sorriso era il primo segno d’umanità dopo anni di solitudine e di vergogna. La dipendenza d’un figlio – o d’un fratello, una sorella, una giovane mamma – dalla droga e dall’alcol, l’abisso della criminalità e della prostituzione, sono ferite strazianti di cui nel nostro Paese nessuno o quasi si prende cura. E sono sempre più profonde, <a href="https://www.avvenire.it/attualita/pagine/droga-alcol-psicofarmaci-i-dati-choc-sui-consumi-dei-ragazzi" target="_blank" rel="noreferrer noopener">come appena qualche giorno fa hanno dimostrato anche i dati della Relazione al Parlamento</a>. Suor Elvira (al secolo Rita Agnese Petrozzi) , che ha chiuso gli occhi ieri mattina a 86 anni dopo una lunga malattia, a tanto dolore non s’è arresa mai. Lo vedeva, da ragazza, sulle strade della sua Sora, nel Frusinate, dov’è nata e cresciuta. Lo ritrovò prima fuori Torino, dove entrò in convento tra le suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret, poi a Saluzzo. Era una seconda “chiamata”, quella che sentiva da quei volti scavati, da quei corpi buttati sulle strade. E nel luglio del 1983, quando l’eroina mieteva centinaia di vittime nel nostro Paese e nascevano le prime comunità legate a figure carismatiche cattoliche e laiche, le offrirono le chiavi per una villa diroccata sistemata sulla collina sopra il paese, di fronte al Monviso. Dove è nato e cresciuto il Cenacolo. Qui pubblichiamo la lettera che abbiamo ricevuto dal vescovo di Saluzzo, monsignor Cristiano Bodo, che la ricorda.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando salì sulla collina “San Lorenzo” di Saluzzo, suor Elvira aveva già fatto, da tempo, la scelta del Vangelo. In cuore suo ardeva un fuoco; nulla di nitido aveva in mente; bruciava soltanto del desiderio di abbracciare il mondo, il mondo dei poveri, degli ultimi, dei derelitti, degli scartati, di coloro che sciupavano la vita perché non ne trovavano il senso. Su quella collina è divampato un incendio; da quella collina si è propagato nel mondo. Dalla fragilità di una donna abitata dal Vangelo è sgorgata una sorgente di Misericordia; dalla fede semplice di una “povera” è nata una comunità di credenti nella risurrezione; dalla preghiera ostinata di chi non si è mai arreso alle difficoltà è venuta la provvidenza!<br>Coraggiosa e serena, prudente e intelligente, convinta che la Verità nulla deve temere, di se stessa suor Elvira aveva una percezione reale; conosceva bene la sua fragilità e questa, paradossalmente, è stata la sua forza, lo spazio della Grazia e dell’Amore che salva. E dell’Amore Madre Elvira si è fidata: ciecamente; all’Amore ha consegnato se stessa: totalmente; l’Amore, quello fatto di gesti concreti e non di belle parole, ha raggiunto il mondo contagiandolo di bene. Di Madre Elvira si può dire che è stata paziente e generosa, non ha fatto valere le sue doti, non ha mai agito per orgoglio, ha rispettato tutti; ha dimenticato i torti. Coloro che l’hanno incontrata hanno sperimentato concretamente la Carità. La Bontà di Dio era in lei; l’Amore di Dio era in lei; la Misericordia di Dio era in lei.<br>Plasmata dallo Spirito, si è offerta al Padre, in unione con Cristo, per condividerne l’obbedienza, l’umiltà, la fortezza. Con l’aiuto della Grazia ha intessuto un’autentica vita di fede, speranza, carità; ha irrorato le sue giornate di lavoro, di preghiera, di accoglienza, portando a compimento ciò per cui il Signore l’aveva creata. Rinnovata di giorno in giorno dalla sua stessa offerta e rivestita di bellezza, ora l’accoglie il Paradiso, dove contempla per sempre Colui che qui in terra ha amato e servito.<br>La comunità del Cenacolo è l’eredità che Madre Elvira ci lascia; è un miracolo che vive, di cui ella stessa si è sempre stupita. Vive la comunità: tra lo stupore di molti ancora increduli, tra la gratitudine di tanti toccati dalla Grazia, tra la gioia vera di chi si sente salvato. La comunità del Cenacolo è un miracolo che vive; è un dono da custodire, da conservare, da trafficare! Benedetta sia questa chiesa povera, questa chiesa di peccatori salvati, lavati dal perdono e dalla misericordia. Benedetta sia questa chiesa dalla fede adamantina e della provvidenza. Benedetta sia questa chiesa che suda e lavora, che prega in ginocchio e canta. Benedetta sia questa chiesa della tenerezza, che non giudica, ma accoglie. Benedetta sia questa chiesa di bambini e di famiglie, di laici e di consacrati, di apostoli e di missionari. Benedetta sia questa Chiesa!</p>



<p class="wp-block-paragraph">(Viviana Daloiso, <em>Avvenire</em>, 3 agosto 2023)</p>
<p>L'articolo <a href="https://santuariodiscaldaferro.org/il-lutto-addio-suor-elvira-madre-dei-ragazzi-difficili-la-lettera-del-vescovo/">Il lutto. Addio suor Elvira, madre dei ragazzi “difficili”. La lettera del vescovo</a> proviene da <a href="https://santuariodiscaldaferro.org">Santuario di Scaldaferro</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Padre Sorge: «Natuzza Evolo, il fascino di Gesù al cuore dei semplici»</title>
		<link>https://santuariodiscaldaferro.org/padre-sorge-natuzza-evolo-il-fascino-di-gesu-al-cuore-dei-semplici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Cirelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Jul 2023 15:43:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Spiritualità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://santuariodiscaldaferro.org/?p=987</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nella nuova edizione della biografia di Roberto I. Zanini questo testo inedito dove il gesuita ricorda i suoi incontri con la mistica calabrese. Pubblichiamo ampi stralci di una riflessione inedita ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://santuariodiscaldaferro.org/padre-sorge-natuzza-evolo-il-fascino-di-gesu-al-cuore-dei-semplici/">Padre Sorge: «Natuzza Evolo, il fascino di Gesù al cuore dei semplici»</a> proviene da <a href="https://santuariodiscaldaferro.org">Santuario di Scaldaferro</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Nella nuova edizione della biografia di Roberto I. Zanini questo testo inedito dove il gesuita ricorda i suoi incontri con la mistica calabrese</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Pubblichiamo ampi stralci di una riflessione inedita del gesuita padre Bartolomeo Sorge, che appare come postfazione alla nuova edizione, arricchita da nuovi contributi, del libro di Roberto Italo Zanini</em> Natuzza Evolo. Come Bibbia per i semplici<em>, in libreria domani per le edizioni San Paolo (pagine 179, euro 10,00). Padre Sorge (1929-2020) tenne la meditazione il 13 giugno del 2014 nel collegio Cairoli di Pavia a un convegno organizzato dal cenacolo di preghiera “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime” per presentare la prima edizione del libro. Nel quale Zanini, attraverso la vita di Natuzza e i fenomeni che l’hanno accompagnata, conduce a scoprire il mondo interiore della mistica di Paravati, donna che continua a invitare ad alzare gli occhi al cielo.</em></p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" decoding="async" width="362" height="241" src="https://santuariodiscaldaferro.org/wp-content/uploads/2023/07/p_sorge.jpg" alt="" class="wp-image-989" srcset="https://santuariodiscaldaferro.org/wp-content/uploads/2023/07/p_sorge.jpg 362w, https://santuariodiscaldaferro.org/wp-content/uploads/2023/07/p_sorge-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 362px) 100vw, 362px" /><figcaption class="wp-element-caption"><sup>Bartolomeo Sorge (1929-2020) [fonte: avvenire.it]</sup></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Ho incontrato Natuzza due volte. La prima perché un editore mi aveva chiesto di scriverne la biografia. Io non la conoscevo e lui mi procurò un incontro. All’epoca vivevo a Palermo, dove dirigevo l’Istituto di formazione politica Pedro Arrupe, particolarmente inviso alla mafia, e sono dovuto andare a Paravati con la scorta. Natuzza mi ha accolto con semplicità. Ho visto un’anima umile, un’anima di Dio. Il profumo di Dio è l’umiltà. E l’umiltà in lei mi ha molto colpito: era convintissima di essere niente. «Non so parlare. Non conosco», diceva in dialetto e aggiungeva: «Padre, io sono un verme di terra».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo ha detto più volte durante il colloquio, così l’ho imparato anch’io, perché va bene anche per me: sono un verme di terra. Poi siamo andati a pregare, se ricordo bene nella stanza accanto, dove c’era un altare pieno di immagini sacre. Siamo stati in silenzio, quindi abbiamo pregato insieme. Sono stati i momenti più belli. Sono tornato da Natuzza qualche tempo dopo. Quel giorno mi sono intrattenuto con don Pasquale Barone, che era allora il parroco e il suo padre spirituale. Mi ha fatto vedere alcune emografie, e io guardavo con attenzione e con tanti punti interrogativi. Sarà per la formazione, diciamo così, intellettuale, scientifica, ma di fronte a un caso così ero completamente disarmato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Perché questi fenomeni? Ma cosa vuole il Signore?», mi chiedevo, perché non potevo dubitare che ci fosse la mano di Dio. Per me era un mistero e i misteri non si possono capire&#8230; Anche quella volta l’incontro con Natuzza è stato molto gradevole. Mentre, fuori, sulla strada, c’era la gente che si accalcava. Chi voleva semplicemente baciarle la mano, chi dirle una parola&#8230; Guardavo dalla finestra e pensavo: «Cosa c’è in questa donna che attrae così tante persone?». E la domanda si aggiungeva al mistero. Mistero su mistero&#8230; Poi mi hanno accompagnato a vedere l’opera Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime, che era ancora in costruzione. C’era solo una piccola parte in piedi e, quando ho visto il cantiere in opera, ho avuto come un’illuminazione: «Ma questa è l’immagine di quello che il Signore sta facendo nell’anima di Natuzza!». (&#8230;)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco, Natuzza io l’ho conosciuta così: Natuzza spiga evangelica. E quando ho avuto fra le mani questo libro, con la sua ricostruzione della figura di Natuzza attraverso il Vangelo, l’ho letto da cima a fondo, l’ho letto meditando e ho provato la stessa sensazione di Paravati. Sì, la storia di Natuzza è quella di un piccolo seme, gettato in terra e il libro ci mostra che cresce, pagina dopo pagina. Prima si vede lo stelo (la sua vita, la sua infanzia, la famiglia), poi la spiga, infine la spiga ricca di tanti chicchi buoni. Come sia avvenuta questa crescita né l’autore, né la stessa Natuzza mostrano di saperlo. Ed è bellissimo, questo!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dormendo o vegliando, di notte o di giorno, attraverso gli alti e bassi di una comune vita di famiglia, Dio ha compiuto insieme a Natuzza uno straordinario disegno di misericordia e di amore. E la domanda che dobbiamo porci è: perché il Signore ha voluto che questa bella spiga evangelica spuntasse e maturasse nella Chiesa di oggi? Quale messaggio ci trasmette Natuzza da parte di Dio? Il libro racconta episodi, raccoglie testimonianze, cita spesso i dialoghi mistici della protagonista e comincia col mettere in luce l’aspetto forse più visibile: Natuzza ha avuto la missione di essere vittima di riparazione per impetrare la conversione dei peccatori. Scrive l’autore: «Dio l’ha destinata a perpetuare e a rendere visibile ai nostri giorni la passione redentrice di Gesù, quasi a dimostrazione della dimensione salvifica del sangue di Cristo, versato per gli uomini di ieri e per quelli di domani».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma facciamo un passo avanti. Il libro sottolinea che, per comprendere in modo adeguato il messaggio della mistica di Paravati, non ci si può fermare a raccontare i fatti. È necessario tenere conto del tempo e del luogo nel quale sono avvenuti. Il messaggio di Natuzza va storicizzato. Come scrive Zanini, «Dio sceglie le persone in relazione a un disegno di salvezza universale e, in quanto incarnato, questo disegno ha una precisa collocazione nella storia». Come è vero! Natuzza è cresciuta in mezzo a noi, essere umano come noi: non dobbiamo dimenticarlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è un principio che occorre tenere presente: tutti i carismi, cioè i doni di Dio, grandi e piccoli, non sono mai soggetti a proprietà privata. Tutti i doni che Natuzza ha avuto sono stati concessi per l’edificazione della Chiesa. Tutti i doni di Dio sono finalizzati alla Chiesa, al bene degli uomini, alle necessità del mondo: spiega il Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 799. Già il Concilio, con la Lumen gentium, lo aveva sottolineato riprendendo san Paolo: «Lo Spirito Santo dispensa tra i fedeli di ogni ordine, grazie speciali, con le quali li rende adatti e pronti ad assumersi opere e uffici utili al rinnovamento e alla maggiore espansione della Chiesa».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi il Signore fa i suoi regali per il rinnovamento e l’espansione della Chiesa, e il Concilio ci dice che questi doni straordinari o anche i più semplici, i più comuni, poiché sono adatti alle necessità della Chiesa, si devono accogliere con gratitudine e consolazione. Ma cosa dicono a noi cristiani di oggi, alla Chiesa di papa Francesco gli eventi straordinari di Paravati? Ce lo dobbiamo chiedere, perché questa è la nostra Chiesa, questa è la Chiesa dove si aprirà la causa di beatificazione di Natuzza (6 aprile 2019, nda). Allora dobbiamo pensare, alla luce dei carismi con cui lei è stata inondata, che la sua missione sia tradurre e rendere accessibile a livello di pietà e di religiosità popolare la missione che papa Francesco sta compiendo a livello universale: il ritorno all’autenticità del Vangelo, testimoniato più con la vita che con le parole («Io non sacciu parlare»). Natuzza non ha testimoniato il Vangelo parlando, ma vivendo! È questo il messaggio che lo Spirito chiede oggi alla Chiesa, la Chiesa del Concilio. (&#8230;)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma perché tanto fascino, da dove viene? Qui torna utile, per avere una chiave di lettura, applicare a Natuzza quello che il Papa, scrivendo a Eugenio Scalfari (era il 4 settembre 2013), riferiva a Gesù. In quello scambio epistolare, Scalfari aveva detto di essere affascinato da Gesù, dalla sua bontà, dalla saggezza, dai messaggi di pace e di amore, ma di non poter arrivare a credere che fosse il figlio di Dio. Quindi aveva chiesto al Papa: «Santità, come ha fatto a credere che Gesù è Dio?». Nella risposta Francesco distingue fra l’intelligenza della ragione e l’intelligenza del cuore. E parlando del suo incontro con Gesù dice di essere stato colpito, leggendo il Vangelo, dal fatto che le parole di Gesù e i fatti che ne seguono dimostrano che Lui è «un esperto di Dio»: «Io e il Padre siamo una cosa sola».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo lo ha spinto a fidarsi, a conoscerlo col cuore. Una conoscenza relazionale che la Evangelii gaudium indica come il modo di conoscere tipico di tutte le persone umane, fin dalla loro infanzia: “Me l’ha detto la mamma”, pensa il bambino e così impara davvero, perché si fida di lei che è esperta e gli vuole bene. La conoscenza razionale, che non è alternativa, ma è complementare a quella del cuore, interviene dopo. Quindi è vero che la fede ha bisogno della ragione, ma questa è anticipata dalla conoscenza del cuore, dalla conoscenza relazionale. Prima di tutto la fede fonda nel cuore. In Gesù di Nazareth però c’è qualcosa di più ed è qui che seguendo il ragionamento del Papa a Scalfari noi possiamo comprendere quello che è accaduto in Natuzza. Insomma, non solo Gesù merita fiducia quando parla di Dio perché dimostra di essere esperto di Dio, ma perché da lui emanava un fascino, un’attrattiva irresistibile, definita col termine greco “exousìa” (&#8230;)</p>



<p class="wp-block-paragraph">È quello che è accaduto a Natuzza. La forza di Natuzza non sta nella simpatia naturale, nel buon senso, nei fatti che le accadevano e che suscitano curiosità, non è questa la exousìa! In lei c’era, c’è, quel fascino che mentre ti parla ti tocca il cuore! Il dono dello Spirito, che si serve della debolezza per manifestare la sua potenza. Il Signore va in cerca dei deboli, degli umili, perché si affidano, non si vantano. «Quando sono debole, è allora che sono forte» spiega San Paolo. Quindi quando parliamo di Natuzza debole, ignorante, piccola, povera facciamo l’elogio della sua santità. (&#8230;)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Natuzza è un dono di Dio in vista della nuova evangelizzazione, perché traduce in termini di religiosità popolare le verità teologiche, il messaggio profondo che il Concilio ha dato per la nuova evangelizzazione. Il suo stile di vita rende visibile e intelligibile a livello popolare l’ideale di cui ci parla papa Francesco: una Chiesa in uscita, missionaria, che Natuzza ha realizzato vivendo sempre in mezzo alla gente e privilegiando il contatto personale con le anime più umili senza mai chiedere nulla in cambio. Una Chiesa samaritana, ospedale da campo, che si china sulle debolezze, sulle infermità di ogni tipo, vivendo al servizio di tutti i sofferenti, nel corpo e nell’anima, fino alla costruzione dell’opera “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime”. È l’esempio concreto, “vissuto e popolare”, dell’ideale altissimo che il Papa prende dal Concilio e con coraggio profetico porta avanti. Ecco perché il Signore ha donato oggi alla Chiesa la spiga evangelica di Paravati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">(<em>Avvenire</em>, 22 luglio 2023)</p>
<p>L'articolo <a href="https://santuariodiscaldaferro.org/padre-sorge-natuzza-evolo-il-fascino-di-gesu-al-cuore-dei-semplici/">Padre Sorge: «Natuzza Evolo, il fascino di Gesù al cuore dei semplici»</a> proviene da <a href="https://santuariodiscaldaferro.org">Santuario di Scaldaferro</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il direttore di Acs Italia. «Fede negata, basta silenzi»</title>
		<link>https://santuariodiscaldaferro.org/il-direttore-di-acs-italia-fede-negata-basta-silenzi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Cirelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Jun 2023 16:34:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://santuariodiscaldaferro.org/?p=961</guid>

					<description><![CDATA[<p>Alessandro Monteduro: il quadro peggiora, ma la comunità internazionale è indifferente, la Chiesa cattolica non può essere l’unica voce a levarsi per denunciare La libertà religiosa sempre più a rischio. ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://santuariodiscaldaferro.org/il-direttore-di-acs-italia-fede-negata-basta-silenzi/">Il direttore di Acs Italia. «Fede negata, basta silenzi»</a> proviene da <a href="https://santuariodiscaldaferro.org">Santuario di Scaldaferro</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Alessandro Monteduro: il quadro peggiora, ma la comunità internazionale è indifferente, la Chiesa cattolica non può essere l’unica voce a levarsi per denunciare</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La libertà religiosa sempre più a rischio. Sempre più sotto attacco. Sempre più violata. Nel mondo in un Paese su tre questo diritto non è rispettato. L’Africa? Il Continente più aggredito. Ma resta drammatica la situazione In Cina e in Corea del Nord». II direttore&nbsp;<strong>Alessandro Monteduro</strong>&nbsp;riflette a voce alta sull’allarme che prende forma dietro i numeri. Un quadro terribile. Persecuzioni, violenze, oppressioni e il direttore di Acs Italia scuote i potenti del mondo: «Basta sottovalutazioni, basta colpevoli silenzi. La Chiesa cattolica non può essere la sola voce, a levarsi, per denunciare».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel rapporto di Acs sono 28 i Paesi segnati con il rosso&#8230;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono i Paesi “caldi”, qui la persecuzione è altissima. Sono i luoghi più pericolosi al mondo per praticare liberamente la propria fede. Poi altri 33 Paesi sono segnati in arancione. Un colore che indica livello alto di pericolo. Sono 307 milioni i cristiani che vivono in terre di persecuzioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>61 Paesi “marchiati” e in 47 di questi la situazione è peggiorata?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È proprio così. Le comunità religiose minoritarie si trovano in una situazione sempre più drammatica; in alcuni casi sono a rischio estinzione a causa di una combinazione di azioni terroristiche, attacchi al patrimonio culturale e misure più subdole come la proliferazione delle leggi anti-conversione, la manipolazione delle regole elettorali e le restrizioni finanziarie. Ma ci sono anche comunità religiose maggioritarie perseguitate: penso a Nicaragua e a Nigeria.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come reagisce la comunità internazionale a simili violazioni della libertà religiosa?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso non reagisce. Spesso si ha l’impressione che l’emergenza libertà religiosa non esista. Le conseguenze della pandemia, le sfide economiche esacerbate dalla carenza di risorse energetiche causata dalla guerra in Ucraina hanno portato a un cinico pragmatismo, una sorta di cecità e sordità selettiva, da parte dei leader occidentali. Governi che per anni si sono vantati di mantenere un «ordine mondiale basato sulle regole», non hanno più sostenuto gli standard dei diritti umani riconosciuti a livello internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Chi sono i persecutori?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Metto i governi autoritari. Le maggiori minacce provengono dagli estremisti islamici e dai nazionalisti etnoreligiosi. Altri persecutori che, al pari degli autocrati, hanno interesse a eliminare i leader religiosi che si oppongono al loro potere sono i gruppi criminali organizzati. In diverse parti del mondo, questi sono i governanti de-facto, in quanto hanno accesso a maggiori risorse finanziarie e a un migliore equipaggiamento militare rispetto allo Stato. Proliferano soprattutto negli Stati falliti e semi-falliti come Somalia, Libia, Afghanistan, Haiti e Siria. E con la loro azione fanno i conti anche le comunità religiose.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Negli ultimi due anni Acs ha rilevato l&#8217;aumento globale del potere di governi autoritari e la</strong>&nbsp;<strong>crescente disattenzione del mondo occidentale. È così?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;impunità è diventata una costante in tutto il mondo e in 36 Paesi gli aggressori sono perseguiti raramente, o addirittura mai, per i loro crimini. A questo fenomeno dell&#8217;impunità contribuisce il silenzio della comunità internazionale nei confronti di regimi ritenuti strategicamente importanti per l&#8217;Occidente, come Cina e India, che non subiscono sanzioni internazionali o altre conseguenze per le loro violazioni della libertà religiosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I potenti del mondo si voltano dall’altra parte, ma c’è anche l’impegno di un esercito di persone “normali”&#8230;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è un mondo che difende la libertà religiosa. Che dice no alle persecuzioni. Che vuole sapere che cosa succede. Che prega e che fa. Per aiutare quelle comunità. Per sostenere quella libertà negata. C’è un mondo che sostiene le iniziative di Acs. Che partecipa e accompagna il nostro lavoro: ogni anno oltre 5.000 progetti in 132 Paesi. Per ripetere un messaggio chiaro: ogni cosa e ogni sforzo per evitare che le violazioni della libertà religiosa si ripetano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">(Arturo Celletti, <em>Avvenire</em> 23 giugno 2023)</p>
<p>L'articolo <a href="https://santuariodiscaldaferro.org/il-direttore-di-acs-italia-fede-negata-basta-silenzi/">Il direttore di Acs Italia. «Fede negata, basta silenzi»</a> proviene da <a href="https://santuariodiscaldaferro.org">Santuario di Scaldaferro</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Questi giorni nella vita della Chiesa. Giorni crocifissi eppure benedetti</title>
		<link>https://santuariodiscaldaferro.org/questi-giorni-nella-vita-della-chiesa-giorni-crocifissi-eppure-benedetti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Cirelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Feb 2022 11:31:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://santuariodiscaldaferro.org/?p=595</guid>

					<description><![CDATA[<p>Paola Bignardi &#8211; sabato 30 gennaio 2021 Le comunità cristiane sono chiamate ad «abitare evangelicamente la crisi che pure le coinvolge e le attraversa, accettandola come un tempo di grazia ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://santuariodiscaldaferro.org/questi-giorni-nella-vita-della-chiesa-giorni-crocifissi-eppure-benedetti/">Questi giorni nella vita della Chiesa. Giorni crocifissi eppure benedetti</a> proviene da <a href="https://santuariodiscaldaferro.org">Santuario di Scaldaferro</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Paola Bignardi &#8211; <strong>sabato 30 gennaio 2021</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le comunità cristiane sono chiamate ad «abitare evangelicamente la crisi che pure le coinvolge e le attraversa, accettandola come un tempo di grazia donatoci per capire la volontà di Dio».<a href="https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/bassetti-consiglio-permanente">&nbsp;Sono parole del cardinale Bassetti nella sua introduzione al Consiglio permanente Cei appena concluso.&nbsp;</a>Vi si legge la consapevolezza delle difficoltà che la Chiesa sta vivendo, e al tempo stesso la speranza di veder fiorire in essa un germoglio di vita nuova.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<strong>Per la Chiesa, i giorni crocifissi sono i giorni benedetti»: così si esprimeva un altro presidente della Cei, il cardinale Anastasio Ballestrero, già arcivescovo di Torino</strong>, in un’intervista rilasciata quasi alla fine della sua vita. Certamente viviamo giorni crocifissi; non solo la Chiesa, ma tutta l’umanità è inchiodata a una croce dolorosa, che l’ha gettata nello sgomento di un’esperienza di fragilità impensata e imprevedibile. La croce della Chiesa ha spine e chiodi in aggiunta, rispetto a quelli di tutti. Questa grande prova è come se avesse tolto il velo alla difficile condizione della fede ecclesiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La pandemia ha dilatato gli spazi vuoti alle celebrazioni domenicali e ha mostrato come, senza la Messa della domenica, molti cristiani siano disorientati, come se la loro fede fosse appesa a quel momento, e non sapessero come sopravvivere senza. Non si può non avvertire la sensazione che questa situazione stia accelerando un processo di indebolimento delle comunità cristiane iniziato ben prima della pandemia. I giorni crocifissi della Chiesa cominciano ben prima della primavera del 2020, nella estraneità di molti giovani, nell’allontanamento delle donne adulte, nella fatica di trovare catechisti disponibili per la catechesi dei più piccoli. Molte persone – preti e laici –, impegnate con commovente generosità a moltiplicare occasioni per tenere insieme comunità sempre più fragili, sono consapevoli che i loro sforzi servono a poco, perché siamo dentro un processo di cambiamento epocale che rende superati i modelli consolidati senza che se ne riescano a intravedere di nuovi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come ricorda papa Francesco, questa non è un’epoca di cambiamenti ma un cambiamento d’epoca: come meravigliarsi che le strutture del passato vadano in crisi? Come rimproverarci di non avere pronte delle alternative pastorali?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Occorre pensare a questa situazione con categorie diverse. Giorni crocifissi, della traversata di un deserto che non sappiamo quanto durerà, né dove ci farà arrivare. La Pasqua è morte che genera una vita nuova, che germoglia poco a poco, e che all’inizio ha le forme di un germoglio piccolo e debole. Ma il Venerdì santo ha una drammaticità in cui è difficile anche solo immaginare la conclusione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia qualche germoglio si comincia a intravedere anche in questo momento di prova. Si vede nei giovani che in queste giornate di dolore si chiedono se non sia il momento di una nuova fraternità capace di abbracciare chi soffre di più.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si vede in quelle famiglie che stanno sperimentando la bellezza del pregare insieme semplicemente; in quelle persone che scoprono la ricchezza della Parola di Dio e la profondità interiore di una preghiera che, priva delle forme strutturate del pregare pubblico, apprezza il silenzio e le parole semplici di ogni giorno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Avevamo pensato che i giorni benedetti fossero quelli delle chiese piene, degli oratori affollati di bambini e di giovani, della considerazione sociale; ci è difficile pensare che i giorni benedetti invece siano quelli in cui il successo viene meno. Eppure&#8230; Giorni benedetti sono quelli in cui si comincia a credere che nella croce c’è un mistero fecondo, una benedizione invisibile che è una promessa che si annuncia con segni discreti, percepiti solo da uno sguardo penetrante e da un cuore in attesa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nella fatica di questa traversata del deserto, si svegliano le tentazioni più subdole: quella di criticare scelte e di giudicare strategie, di prendere le distanze da una Chiesa</strong>&nbsp;di cui si vedono solo i difetti, di chiamarsi fuori, come se le responsabilità delle fatiche di questo momento fossero solo di qualcuno, e non toccassero anche ciascuno di noi&#8230; Ma questo non è forse il momento di immergerci nel mistero? Nel mistero di fragilità e di grazia di una Chiesa alla quale apparteniamo da figli. Nel ricordare che la Chiesa è nostra madre forse possono risvegliarsi quei sentimenti di comprensione, di condivisione, che ci fanno sentire che i suoi giorni crocifissi sono anche nostri; siamo insieme a portare la croce di questo momento, e al tempo stesso a scrutare i segnali di una nuova vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Giorni crocifissi, in cui sembra che la vita si stia spegnendo, ed è invece è la gestazione di una vita nuova. Questo è tempo di attesa, attesa operosa, pensosa, intelligente e coraggiosa, ma soprattutto umile. Mi sembra questo il segno di una fede che crede che nel futuro della Chiesa vi è una benedizione. Papa Francesco,&nbsp;<a href="https://www.avvenire.it/papa/Pagine/papa-catechisti-sinodo-chiesa-italiana">parlando ai partecipanti all’incontro promosso dall’Ufficio catechistico nazionale della Conferenza episcopale italiana ha indicato la strada sinodale&nbsp;</a>per rendere fecondi questi giorni crocifissi: ritorno convinto al Concilio, essere «artigiani di comunità aperte», missionarie, libere, disinteressate, capaci di guardare negli occhi i giovani delusi, di accogliere i forestieri e di dare speranza agli sfiduciati. Questi giorni conterranno anche per noi una benedizione se sapremo affrontarli così, e insieme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Papa Francesco ha concluso l’incontro di ieri invitando come il solito a pregare per lui; forse questo è il tempo in cui occorre pregare di più e per davvero anche per la Chiesa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://santuariodiscaldaferro.org/questi-giorni-nella-vita-della-chiesa-giorni-crocifissi-eppure-benedetti/">Questi giorni nella vita della Chiesa. Giorni crocifissi eppure benedetti</a> proviene da <a href="https://santuariodiscaldaferro.org">Santuario di Scaldaferro</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Teologia. Jürgen Moltmann: Dio cammina con noi dentro la pandemia</title>
		<link>https://santuariodiscaldaferro.org/teologia-jurgen-moltmann-dio-cammina-con-noi-dentro-la-pandemia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Cirelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Nov 2021 17:24:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://santuariodiscaldaferro.org/?p=566</guid>

					<description><![CDATA[<p>Jürgen Moltmann&#160;giovedì 18 novembre 2021 La pandemia di Covid 19 è come la “valle oscura” del Salmo 23. Nessuno la domina con lo sguardo, nessuno sa quanto durerà, nessuno sa ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://santuariodiscaldaferro.org/teologia-jurgen-moltmann-dio-cammina-con-noi-dentro-la-pandemia/">Teologia. Jürgen Moltmann: Dio cammina con noi dentro la pandemia</a> proviene da <a href="https://santuariodiscaldaferro.org">Santuario di Scaldaferro</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Jürgen Moltmann&nbsp;giovedì 18 novembre 2021</p>



<p class="wp-block-paragraph">La pandemia di Covid 19 è come la “valle oscura” del Salmo 23. Nessuno la domina con lo sguardo, nessuno sa quanto durerà, nessuno sa quando né a chi toccherà. Dio non risparmia a noi uomini la “valle oscura”, che per molti diventa anche la “valle della morte”. Ciononostante, Dio è presso di noi nelle nostre angosce e nelle nostre sofferenze. Dio cammina con noi nell’oscurità. Non risparmia nemmeno a se stesso la “valle oscura” e la “valle della morte”. Dio attraversa i nostri stessi dolori con noi e conosce la via per noi. La fiducia in Dio sostiene la fiducia in sé, quando quest’ultima è intaccata da angosce e dolori. Tutte le previsioni scientifiche sul futuro della pandemia sono diventate incerte. La certezza sul futuro del mondo moderno si è sgretolata a causa della pandemia e dei cambiamenti climatici. Adesso tocca alla speranza e alla pazienza, che sgorga dalla speranza. La pazienza è il respiro lungo di una grande speranza. La speranza cristiana è speranza attiva nel Regno di Dio per il futuro dell’uomo e della terra, attendiamo la risurrezione dei morti nella vita eterna del mondo che verrà, come affermiamo nel Credo niceno. Per lungo tempo la speranza nella vita eterna ha represso nelle Chiese la speranza propulsiva nel Regno di Dio sulla terra. Nel mondo moderno la fede nel progresso e la globalizzazione hanno represso la speranza nella vita eterna. Entrambe le cose sono errate: l’annuncio di Gesù del Regno di Dio che e vicino per i poveri, per gli ammalati e per i bambini e reso presente dalla sua risurrezione. Il Gesù risorto e presente con il suo annuncio del Regno di Dio. La speranza nella risurrezione contro la morte e le violenze dell’annientamento diventa movente per la realizzazione del Regno di Dio sulla terra. Alla fine, l’inizio: questa è la speranza cristiana. E fondata dalla fine di Cristo è stata il suo vero inizio nella risurrezione. Ci solleva da ciò di cui, da sempre, facciamo esperienza come la fine. Il Dio della speranza crea sempre un nuovo inizio nella vita, mentre nella morte ci risveglia a nuova vita nel suo mondo che viene. Che cos’è la pandemia di Covid-19? Innanzitutto, è un evento naturale che si e verificato a Wuhan, nella Cina centrale. Il fatto che la malattia si sia diffusa così rapidamente a livello universale, tuttavia, è un evento umano, frutto della globalizzazione. Non fu così ai tempi dell’influenza spagnola, la quale, dopo la Prima guerra mondiale, causò più morti della guerra. La peste, che nel Medioevo spopolò l’Europa, era confinata a livello regionale. L’attuale pandemia è un problema dell’umanità intera. All’inizio del 2020 avevamo pensato che la pandemia sarebbe stata superata poco prima dell’autunno. Poi e arrivata la seconda ondata, e oggi ci troviamo già nella quarta ondata. Si aggiungono sempre nuove mutazioni. Aumentano le voci secondo le quali l’umanità dovrà imparare a convivere con la pandemia. La miglior difesa è il vaccino, ma con nove miliardi di esseri umani è un’impresa difficile da realizzare. Non viviamo in un mondo intatto e integro. Anche la natura della creazione necessita di redenzione. La creazione è minacciata da forze caotiche. Paolo le chiama «principati e potenze», mentre Karl Barth parlò di «potenze senza Signore» (&nbsp;<em>herrenlosen Gewalten).</em>&nbsp;Dobbiamo difendercene; cosa anche possibile, perché Cristo è diventato il Signore di queste potenze. Il romanticismo della natura non aiuta in questo caso, servono piuttosto la scienza, la tecnica e la pazienza della speranza, il cui esempio nella Bibbia e Giobbe: serve la pazienza di Giobbe. Quando nella primavera 2020 prese piede la prima ondata, si diffuse anche un’ondata di solidarietà tra la popolazione: il supporto di buon vicinato. Quando furono creati i vaccini, le nazioni passarono alla concorrenza: ogni nazione voleva assicurarsi il maggior numero di vaccini possibile. A questo proposito la pandemia è proprio un compito dell’umanità. Il sistema sanitario delle società moderne non è all’altezza di un’epidemia da virus, a causa della economizzazione della sanità, dell’orientamento al profitto dei nostri ospedali e della privatizzazione delle case di cura. I farmaci tedeschi sono prodotti in India e in Cina, perché è più economico, come se la tutela della salute della popolazione non fosse una finalità dello Stato sancita dalla Costituzione, ma fosse affidata al libero mercato. La morte e il lutto sono cambiati&#8230; La morte moderna, rimossa, torna al centro della scena. Non va bene per l’orgoglio moderno, che vuole avere tutto sotto controllo. Invece dell’arroganza è richiesta umiltà, ma l’orgoglio degli uomini moderni riesce a essere umile soltanto controvoglia. Adesso arriviamo alle interpretazioni teologiche. Per prima cosa, bisogna ascoltare il monito che si nasconde nella pandemia: sta arrivando una catastrofe ancora peggiore, la catastrofe ecologica della civilizzazione umana. La sopravvivenza dell’umanità è in pericolo. Già durante questo 2021, sono aumentati i periodi di caldo eccessivo: in Canada, in California e in Siberia, mentre il Mediterraneo è in fiamme. Nell’Europa centrale ci sono stati alluvioni e allagamenti durati settimane. La Terra si riscalda più velocemente di quanto avessero stimato gli scienziati. Gli obiettivi per il clima stabiliti nella Conferenza di Parigi del 2015 non sono già più sostenibili. La pandemia prodotta dalla natura ha convinto gli uomini a essere solidali tra loro e ad assumere misure sociali drastiche. La catastrofe ambientale causata dagli uomini dovrebbe produrre un’analoga solidarietà umana e simili misure sociali da parte delle collettività statali. Nella catastrofe alluvionale della regione del Reno il supporto ha funzionato molto bene sul piano del buon vicinato. Perché Dio permette la sofferenza e la morte di tanti? Si tratta di una domanda da osservatori, non della domanda posta da chi viene direttamente colpito. Questi ultimi chiedono guarigione e conforto. Vogliono che la loro sofferenza e le loro preoccupazioni cessino, non che vengano loro spiegate. Con ciò la domanda sul perché non è liquidata, in fondo anche Gesù è morto con la domanda «perché» sulle labbra. La mia risposta: Dio non e Onnipotente, cioè la Realtà che tutto determina. Quello è il sovrano assoluto di Aristotele, o il Dio che veniva invocato in guerra per far vincere. La teologia ha sempre posto l’accento su un Dio che conserva il mondo invece che sull’onnipotenza di Dio. Come Dio conserva il mondo? Per mezzo della sua pazienza. Dio, che ha pazienza con noi uomini, sostiene il mondo e ci sopporta con i nostri vizi e le nostre virtù. Così Israele ha fatto esperienza del Dio che porta e sostiene (<em>tragt)</em>&nbsp;durante la peregrinazione nel deserto: «Portalo in grembo, come la nutrice porta il lattante, fino al suolo che hai promesso con giuramento ai suoi padri» (Nm 11,12). Segue un’immagine maschile: «Hai visto come il Signore, tuo Dio, ti ha portato, come un uomo porta il proprio figlio, per tutto il cammino che avete fatto, finché siete arrivati qui» (Dt 1,31). Isaia la utilizza sul piano del conforto personale: «Io vi porterò fino alla canizie» (Is 46,4). Il Cristo crocifisso e l’immagine del Dio che porta e sostiene. A Lui chiediamo: «Tu che porti (<em>tragst)</em>&nbsp;il dolore del mondo, abbi pietà di noi» [così recita la versione luterana dell’Agnus Dei,&nbsp;<em>ndt].</em>&nbsp;Egli, infatti, porta le nostre malattie e si carica dei nostri dolori, come Isaia dice del servo di Dio sofferente (Is 53,4). Con ciò non si risponde alla domanda «perché», ma con questa comprensione si può essere confortati e sopravvivere. Le domande sul perché avranno risposta quando comparirà la grandezza della giustizia di Dio, che fino a ora è attesa come giudizio universale. (<em>Traduzione di Daria Dibitonto)</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://santuariodiscaldaferro.org/teologia-jurgen-moltmann-dio-cammina-con-noi-dentro-la-pandemia/">Teologia. Jürgen Moltmann: Dio cammina con noi dentro la pandemia</a> proviene da <a href="https://santuariodiscaldaferro.org">Santuario di Scaldaferro</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Premio Balzan.&#160;Martínez Alier: «Saranno i poveri a salvare il pianeta»</title>
		<link>https://santuariodiscaldaferro.org/premio-balzan-martinez-alier-saranno-i-poveri-a-salvare-il-pianeta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Cirelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Nov 2021 17:16:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://santuariodiscaldaferro.org/?p=564</guid>

					<description><![CDATA[<p>Alessandro Zaccuri&#160;giovedì 18 novembre 2021 Parla l’economista che oggi riceve il premio Balzan: «Contro i conflitti ambientali sono i movimenti popolari a fare da modello» Nel 2009 era tornato perplesso ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://santuariodiscaldaferro.org/premio-balzan-martinez-alier-saranno-i-poveri-a-salvare-il-pianeta/">&lt;strong&gt;Premio Balzan.&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&nbsp;Martínez Alier: «Saranno i poveri a salvare il pianeta»&lt;/strong&gt;</a> proviene da <a href="https://santuariodiscaldaferro.org">Santuario di Scaldaferro</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<hr class="wp-block-separator"/>



<p class="wp-block-paragraph">Alessandro Zaccuri&nbsp;giovedì 18 novembre 2021</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Parla l’economista che oggi riceve il premio Balzan: «Contro i conflitti ambientali sono i movimenti popolari a fare da modello»</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2009 era tornato perplesso da Copenaghen, nel 2015 aveva trovato deludente il risultato del vertice di Parigi, alla Cop26 di Glasgow non ha neppure partecipato. «Non volevo deprimermi troppo», dice con misurata ironia Joan Martínez Alier, uno dei massimi esperti del rapporto tra economia e cambiamenti climatici. Autore di saggi fondamentali, primo fra tutti&nbsp;<em>Ecologia dei poveri</em>&nbsp;(edito in Italia a Jaca Book), lo studioso spagnolo è oggi a Roma per ricevere uno dei premi Balzan, che gli è stato assegnato lo scorso anno per il suo contributo nella ricerca di risposte dalle scienze sociali e umane alle sfide ambientali. Come da regolamento, una parte consistente del denaro ottenuto con il premio sarà investita in un nuovo progetto di ricerca, che nel caso di Martínez Alier riguarderà il ruolo svolto dai movimenti popolari nel contrastare le ingiustizie ambientali. «Le popolazioni indigene – spiega – costituiscono il 5% degli abitanti del pianeta, ma sono coinvolte nel 40% dei conflitti ecologici. Non si battono per tutelare un diritto o per ottenere una qualche forma di riconoscimento. La loro è una lotta per la sopravvivenza, né più né meno».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per quali motivi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dall’Artico all’Amazzonia, le popolazioni indigene vivono nelle zone più interessate all’estrazione di risorse. Quando manifestano, sono spinte da un’emergenza di tipo locale, ma in realtà i fenomeni che denunciano sono sempre destinati ad avere conseguenze globali, specie per quanto concerne i cambiamenti climatici.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Qualcuno, però, non è ancora persuaso di questa correlazione&#8230;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui non siamo nell’ambito delle opinioni, ma dei fatti: concreti e misurabili. Il dato decisivo è quello relativo alla concentrazione dell’anidride carbonica, per il quale disponiamo di una serie storica risalente alla metà del secolo scorso. La cosiddetta curva di Keeling dimostra in modo inoppugnabile che in questo arco di tempo la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera terrestre è aumentato di trecento parti per milione. Sono numeri conosciuti e verificati. Non c’è alcun dubbio che questo incremento influisca in modo determinante sull’innalzamento delle temperature. Allo stesso modo, è risaputo che c’è un solo modo per evitare il peggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E quale sarebbe?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbassare drasticamente la curva di Keeling. Il che è purtroppo impossibile, almeno alle condizioni attuali. Sulla carta, gli obiettivi di Glasgow si avvicinano al fabbisogno reale (si parla di una riduzione delle emissioni pari al 45% da qui al 2030, l’ideale sarebbe il 50%), ma per ottenere un simile risultato occorrerebbero politiche molto più lungimiranti di quelle attuali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quali sono i Paesi con maggiori responsabilità?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Prendersela con l’India o con il Bangladesh è fin troppo facile. In Europa, per esempio, il tasso di emissioni per persona pari a dieci tonnellate all’anno, cifra che negli Stati Uniti risulta addirittura raddoppiata. In India, al contrario, siamo al di sotto delle quattro tonnellate annue pro capite. Se tutti i Paesi del mondo fossero su questi livelli, non ci sarebbe alcun effetto serra. La vera responsabilità cade sulle grandi potenze industriali: l’Europa, gli Stati Uniti, la Cina. Senza dimenticare che la stessa India potrebbe adottare politiche di sviluppo aggressive, con ricadute enormi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il dissesto è prima economico che ecologico?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è la diseguaglianza tra il Nord del mondo, che condanna il Sud al ruolo di debitore economico, e il Sud, che non riesce a richiamare il Nord alle sue responsabilità in campo ambientale. In assenza di questa ammissione da parte dei Paesi industrializzati, il ragionamento si ferma su un piano di astrattezza. Detto altrimenti, non si conclude nulla.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Qual è il suo giudizio sull’enciclica</strong>&nbsp;<strong><em>Laudato si’?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi ha sorpreso in modo molto positivo, in particolare in alcuni paragrafi, come il 51, dichiaratamente ispirati alle proteste popolari dell’America Latina. Si tratta di una grande novità, che genera un certo ottimismo. In tutta sincerità, credo che prima o poi dovrà essere affrontata con uguale coraggio anche la questione demografica. A mio avviso, sarebbe necessario fare in modo che la popolazione mondiale si stabilizzi sui nove miliardi di persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che cos’altro le dà speranza?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il movimento dei giovani, che ha in Greta Thunberg la sua rappresentante più celebre. Ma nel mondo ci sono tanti altri attivisti, che spesso operano in contesti molto difficili. Penso a Disha Ravi, la ventenne indiana arrestata nel febbraio scorso con l’accusa di cospirazione con le potenze straniere. La prova, secondo le autorità, sarebbe un cartello, del tutto innocente, che la ragazza esponeva durante una manifestazione per il clima.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nei suoi scritti ricorre il termine di “economia</strong>&nbsp;<strong>entropica”: può spiegarcelo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se ne parla da almeno mezzo secolo, sulla scorta di un saggio di Nicholas Georgescu-Roegen, che per primo trovò il modo di applicare all’economia questo principio della fisica. Petrolio, carbone e legno hanno una caratteristica comune: possono essere bruciati una volta sola. Fino a quando si baserà su risorse non rinnovabili, l’economia non potrà mai essere veramente circolare. Da un certo punto di vista, è la rivincita della realtà fisica, concreta, sulla cattiva metafisica di una finanza interessata solo ai prezzi, ai profitti, al mercato. Se non ci affrettiamo a cambiare rotta, questa miopia ci costerà molto cara. Secondo le stime di ejatlas.org, l’atlante della giustizia ambientale al quale lavoro con la mia équipe da una decina d’anni, presto avremo a che fare con non meno di quattromila conflitti di questo genere. Davvero crediamo di potercelo permettere?</p>
<p>L'articolo <a href="https://santuariodiscaldaferro.org/premio-balzan-martinez-alier-saranno-i-poveri-a-salvare-il-pianeta/">&lt;strong&gt;Premio Balzan.&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&nbsp;Martínez Alier: «Saranno i poveri a salvare il pianeta»&lt;/strong&gt;</a> proviene da <a href="https://santuariodiscaldaferro.org">Santuario di Scaldaferro</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ripartenza ecclesiale dopo il tempo chiuso. Cristiana ricetta da non smarrire</title>
		<link>https://santuariodiscaldaferro.org/ripartenza-ecclesiale-dopo-il-tempo-chiuso-cristiana-ricetta-da-non-smarrire/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Cirelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Oct 2021 15:33:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://santuariodiscaldaferro.org/?p=540</guid>

					<description><![CDATA[<p>Eppure si riparte. Causa Covid, molti temevano che le Chiese, svuotate, sarebbero rimaste tali. Che il fervore e il desiderio di fede si sarebbe spento anche per le urgenze economiche ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://santuariodiscaldaferro.org/ripartenza-ecclesiale-dopo-il-tempo-chiuso-cristiana-ricetta-da-non-smarrire/">Ripartenza ecclesiale dopo il tempo chiuso. Cristiana ricetta da non smarrire</a> proviene da <a href="https://santuariodiscaldaferro.org">Santuario di Scaldaferro</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="100" height="100" src="https://santuariodiscaldaferro.org/wp-content/uploads/2021/10/image-3.png" alt="" class="wp-image-541"/></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure si riparte. Causa Covid, molti temevano che le Chiese, svuotate, sarebbero rimaste tali. Che il fervore e il desiderio di fede si sarebbe spento anche per le urgenze economiche e sociali che la pandemia ha scatenato. E invece stiamo assistendo (pare) a un ritorno piccolo ma significativo. In prima battuta la ragione può essere trovata nel fatto che la gente ha bisogno di appartenenza, di ritrovarsi assieme, di risposte, di sentirsi guidata. O forse è perché c’è un rinnovato dinamismo &#8216;istituzionale&#8217;: migrazioni e accoglienza, famiglia, cambiamento climatico e cura dell’ambiente stanno a cuore ai cristiani. È un fatto che la ferita della pace e il rifiuto della guerra come metodo per risolvere i conflitti sono al centro del pontificato di Francesco. Forse è perché la gente si sta accorgendo di una Chiesa che cammina nel mondo e si occupa di problemi reali vivendo la fede alla luce della concretezza, con quel discernimento che il Papa invita sempre ad adottare rispetto a una morale e a un Catechismo che sono immutabili. Forse è così. Comunque, il fatto è che le Chiese non sono affatto vuote. Qualcuna magari sì, ma tante altre no. L’Italia riparte e non vale solo per il Pil. Vale anche per la Chiesa intesa come parrocchia, come movimento, come attività. La Chiesa non ci sta a fare la piccola comunità per chi è rimasto, ma getta ancora la rete. Tra mille limiti e mille difficoltà butta il cuore oltre l’ostacolo e mostra la sua vera anima popolare ed evangelica. Torna a farlo perché non sa fare altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E scopre di sapere andare persino oltre le proprie capacità così come la gente chiede. Numeri non ne so dare, ma racconti ne ho tanti. Durante il lockdown si è cercato di tenere duro grazie al web. I giochi dell’oratorio erano online, la tecnologia aiutava, ma è indubbio che durante i mesi chiusi in casa le prospettive apparivano modeste. Ora piano piano che ci si è vaccinati, usando Green pass e mascherine, stiamo recuperando tutti. Anzi, pare ci sia qualcuno in più. Ci sono classi di catechismo di dieci che ora sono di dodici, a volte anche di quindici. Magari è solo la novità del tornare a vivere in presenza però pare esserci un sentore incoraggiante. Stiamo imparando a coniugare la tecnologia del web con la presenza fisica. Ho presente il caso semplicissimo di una parrocchia che a motivo del coronavirus ha cessato di distribuire i libretti dei canti per la Messa sostituendoli con le parole sul muro tipo karaoke. Ci si è arrivati grazie al Covid ma è una soluzione che si manterrà perché è più facile per tutti cantare e partecipare in maniera più viva e comunitaria alla celebrazione. Se fede e intelligenza si uniscono magari ci scopriamo capaci di far più e meglio di quel che pensavamo. A patto di ricordare che il seme di cui parliamo è quello del Vangelo e non il nostro. Particolare non piccolo e non di secondaria importanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando leggiamo in Matteo la raccomandazione del Signore: «Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe» (Mt 9,38) il pensiero in genere va alle vocazioni: che sono poche e ce ne vorrebbero di più. Forse la lettura dovrebbe essere diversa. Questa ripartenza ecclesiale potrebbe essere anche una ripartenza dello spirito: riscoprire che noi siamo operai della messe del Signore e non della nostra messe. Quei numeri che paiono essere leggermente positivi sono alla comunione con il Padre, non al nostro gruppo. A Cristo non a noi. La messe è quella del Padre non quella della parrocchia. Le persone non vanno contate come per le elezioni a sindaco o per i like di una pagina Facebook. I &#8216;mi piace&#8217; reali sono quelli che vengono da Dio non quelli che provengano da un conteggio autoreferenziale. Forse l’inaspettata fioritura che pare esserci nei nostri ambienti deriva da quel lavoro &#8216;al di dentro&#8217; che siamo stati obbligati a fare quando eravamo &#8216;al chiuso&#8217;. Più per necessità che per scelta durante il lockdown abbiamo messo in pratica il Vangelo, siamo «entrati nella camera e, chiusa la porta, abbiamo pregato il Padre nel segreto» (Cfr Mt 6,6). Forse è questa la ricetta che non dobbiamo smarrire.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Mauro Leonardi, Avvenire venerdì 1 ottobre 2021</em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://santuariodiscaldaferro.org/ripartenza-ecclesiale-dopo-il-tempo-chiuso-cristiana-ricetta-da-non-smarrire/">Ripartenza ecclesiale dopo il tempo chiuso. Cristiana ricetta da non smarrire</a> proviene da <a href="https://santuariodiscaldaferro.org">Santuario di Scaldaferro</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
