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	<title>Senza categoria Archivi | Santuario di Scaldaferro</title>
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	<description>Il Santuario della Madonna Salute degli Infermi</description>
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	<title>Senza categoria Archivi | Santuario di Scaldaferro</title>
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		<title></title>
		<link>https://santuariodiscaldaferro.org/1409-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Cirelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Nov 2025 16:22:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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		<title>Il cantante. Nek: «La mia fede rinata dal dialogo con i sacerdoti»</title>
		<link>https://santuariodiscaldaferro.org/il-cantante-nek-la-mia-fede-rinata-dal-dialogo-con-i-sacerdoti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Cirelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Nov 2023 19:49:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Angela Calvini&#160;giovedì 9 novembre 2023 Il cantautore emiliano parla con &#8220;Avvenire&#8221; del ruolo che hanno avuto alcuni preti nel suo percorso umano e spirituale. «L&#8217;oratorio un posto ricco di esperienze. ...</p>
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<p>Angela Calvini&nbsp;giovedì 9 novembre 2023</p>



<p><em>Il cantautore emiliano parla con &#8220;Avvenire&#8221; del ruolo che hanno avuto alcuni preti nel suo percorso umano e spirituale. «L&#8217;oratorio un posto ricco di esperienze. Ricordo don Ercole: una vera forza</em></p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="412" height="274" src="https://santuariodiscaldaferro.org/wp-content/uploads/2023/11/Nek-cantautore-emiliano.jpg" alt="" class="wp-image-1067" style="aspect-ratio:1.5036496350364963;width:283px;height:auto" srcset="https://santuariodiscaldaferro.org/wp-content/uploads/2023/11/Nek-cantautore-emiliano.jpg 412w, https://santuariodiscaldaferro.org/wp-content/uploads/2023/11/Nek-cantautore-emiliano-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 412px) 100vw, 412px" /></figure>



<p>Filippo Neviani, in arte Nek, 51 anni e non sentirli, ha appena festeggiato i 30 anni di carriera con un album e una tournée trionfale insieme all’amico e collega Francesco Renga. E, anche in questo caso, il cantautore emiliano ha portato al pubblico tutta la gioia e la positività che gli derivano anche dalla fede e dall’appartenenza alla famiglia della Comunità Nuovi Orizzonti. Nek rivela ad &#8220;Avvenire&#8221; il ruolo che hanno avuto, ed hanno, i sacerdoti nel suo percorso umano e spirituale.​</p>



<p><strong>Nek, c’è stato un sacerdote, o dei sacerdoti, che le hanno cambiato la vita?</strong></p>



<p>Senza alcun dubbio. Innanzitutto, da ragazzino ci sono stati sacerdoti importanti per la mia formazione. Io sono cresciuto all’oratorio, facevo parte del coro della parrocchia di San Giorgio a Sassuolo. Negli anni ‘80 suonavo anche la chitarra, c’erano le Messe rock e io facevo parte dell’animazione. C’erano dei sacerdoti di passaggio che erano trascinatori di folle, dei pescatori di uomini, entusiasti del loro ministero. Certo, c’erano anche i confratelli più anziani, più austeri e più legati alla forma. I sacerdoti più giovani, che insegnavano nei campi scuola e ci portavano in giro, erano più vicini ai ragazzi. L’oratorio era un posto molto ricco di esperienze e ricordo in particolare don Ercole Magnani, che era Ercole di nome e di fatto dato che era enorme. Era un leader, un vero tramite tra Gesù e i fedeli.</p>



<p><strong>E crescendo lei ha avuto altri incontri importanti con sacerdoti speciali?</strong></p>



<p>Quando si diventa grandi si vive la fede in modo diverso. Il sacerdote che è più vicino al mio cuore è don Davide Banzato (che è anche scrittore e conduttore televisivo de&nbsp;<em>I viaggi del cuore&nbsp;</em>la domenica mattina su Canale 5,&nbsp;<em>ndr</em>), con lui ho condiviso tantissimi momenti nella Comunità Nuovi Orizzonti di cui faccio parte. Momenti facili e non facili, che mi hanno fatto conoscere l’uomo e non solo il pastore. Abbiamo fatto dei viaggi insieme, delle esperienze attraverso le povertà del mondo. Ricorderò tutta la vita il viaggio in una favela nel nord est del Brasile: ho toccato con mano quello che don Davide fa. Dagli incontri per la strada alle iniziative per cercare di avvicinare i più emarginati. Ecco lì tocchi con mano la chiamata di un sacerdote. È un compito estremamente complicato, che porta via tempo, energia e fisica e mentale: devi essere un innamorato di Dio. È impossibile non subire il fascino di Gesù attraverso quello che fa.</p>



<p><strong>Purtroppo, il bene fatto da tanti sacerdoti passa sotto silenzio sui mass media…</strong></p>



<p>In questo mondo fa notizia il negativo, al positivo siamo indifferenti e non diamo importanza a quanto una parola di un sacerdote possa essere fondamentale. Nessuno pensa a quanto sono soli i sacerdoti? Sono esseri umani come noi: a parte la fede che li sostiene, del loro equilibrio psicologico chi se ne occupa? Ci deve essere una collaborazione tra i fedeli e il sacerdote: se il pastore indica la strada, la pecora la deve percorrere. Deve esserci uno scambio reciproco. Un sacerdote può avere delle difficoltà. Anche Gesù Cristo prima di salire al patibolo, ha avuto un momento di sconforto e ha chiesto al Padre di allontanare da lui il calice.</p>



<p><strong>A volte è difficile fare capire a cosa serve il sostentamento dei sacerdoti.</strong></p>



<p>Dare una mano ai sacerdoti è come dare una mano a noi stessi. Noi siamo preoccupati per la nostra salute fisica, ma per la salute dell’anima? Da un sacerdote vai oltreché per tener fede ai sacramenti anche per confidarti, la confessione diventa anche questo. E quante parole di conforto regalano alle persone emarginate e sole? Loro si fanno carico anche dei problemi degli altri. Il problema è che non si approfondisce, c’è l’idea che il sacerdote è quello che resta arroccato là in cima, sull’altare, lontano dalla vita quotidiana. Invece il sacerdote è quasi uno psicologo: tanti problemi arrivano da un animo inquieto.</p>



<p><strong>Lei cosa ha imparato dal suo rapporto con i sacerdoti?</strong></p>



<p>Ho imparato che le cose materiali sono finite, ma la fede non è finita. La fede non ti risolverà i problemi, ma ti aiuta a sopportare i carichi, ad accettare le situazioni difficili e il dolore. Ho avuto diverse persone care che si sono ammalate e sono volate in cielo, ma proprio durante la malattia hanno acquisito il dono della fede e hanno vissuto negli ultimi periodi la vita vera che avrebbero voluto vivere anche prima. Ho conosciuto molte più cose di Dio di quelle che avevo sentito dire.</p>



<p><strong>Dagli altari di tante chiese si levano anche discorsi di pace in questi giorni drammatici di guerra.</strong></p>



<p>Il punto centrale è sempre uno: se io ti accetto per come sei, significa che ti amo per come sei fatto. Noi dobbiamo accettarci e accettare chi abbiamo di fronte. Dio ci ama per come siamo, non per come vorrebbe che noi fossimo. Ho toccato con mano, persone che da amanti della morte sono diventate amanti della vita e grazie al fatto che qualcuno li amasse per come erano. Il cristianesimo non è un credo che ti condanna, ma ti dice che puoi rimediare. Questa è una grande verità: è la speranza.</p>
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		<title>Il Nobel a Parisi. Rigore, creatività gratitudine: la via eccellente della ricerca</title>
		<link>https://santuariodiscaldaferro.org/il-nobel-a-parisi-rigore-creativita-gratitudine-la-via-eccellente-della-ricerca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Cirelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Oct 2021 15:31:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Nobel per la Fisica attribuito a Giorgio Parisi per «la scoperta dell’interazione di materiali disordinati e fluttuazioni nei sistemi fisici dal livello atomico a quello planetario» non è solo ...</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="100" height="100" src="https://santuariodiscaldaferro.org/wp-content/uploads/2021/10/image-2.png" alt="" class="wp-image-538"/></figure>



<p>Il Nobel per la Fisica attribuito a Giorgio Parisi per «la scoperta dell’interazione di materiali disordinati e fluttuazioni nei sistemi fisici dal livello atomico a quello planetario» non è solo il riconoscimento a un grande scienziato italiano, ma anche a una straordinaria persona. La sua carriera, spesa in Italia tutta in strutture pubbliche – prima il Consiglio Nazionale delle Ricerche, poi l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, per passare all’Università, prima Tor Vergata e poi alla Sapienza – gli ha consentito di esprimersi come grande ricercatore e straordinario didatta, non solo in Italia, ma anche in prestigiose strutture come la Columbia University di New York, l’Institute des Hautes Etudes Scientifiques e l’Ecole Normale Superieure di Parigi.</p>



<p>All’inizio degli anni 80 del Novecento Parisi scoprì caratteristiche recondite in materiali disordinati contribuendo in maniera decisiva alla teoria dei sistemi complessi perché esse consentivano di comprendere e descrivere molti materiali e fenomeni diversi e apparentemente del tutto casuali, non solo in fisica ma anche in altri settori molto differenti, come la matematica, la biologia, le neuroscienze e l’Intelligenza artificiale.</p>



<p>Prima del riconoscimento di Stoccolma ha vinto tutti i premi possibili nella sua disciplina. In quest’anno, trionfale per lui e per l’Italia, aveva già ottenuto il Premio Wolf. Ciò perché Parisi si è distinto, oltre che per il rigore metodologico, per la versatilità creativa dando contributi originali e approfonditi in molte aree della fisica, come per la sua analisi innovativa del metodo di replica che ha permesso un importante passo avanti nella comprensione dei sistemi di vetri (&nbsp;<em>glassy systems)</em>&nbsp;che ha dimostrato essere strumentale all’intera area dei sistemi disordinati.</p>



<p>Non è un caso che nel 2009, all’indomani della sua concezione, gli venne conferito il Premio Lagrange, attribuito agli scienziati che più hanno contribuito allo sviluppo della scienza della complessità nei più diversi ambiti della conoscenza. Solo pochi giorni fa aveva ricevuto – primo italiano – il riconoscimento della Clarivate Citation Laureates come scienziato con il più alto impatto di pubblicazioni scientifiche e capacità di influenzare la comunità scientifica internazionale. La grandezza dell’uomo è anche nella sua personale umiltà e nell’apprezzamento del lavoro del proprio gruppo, dalla devozione nei confronti del proprio maestro Nicola Cabibbo a quella degli oltre cinquecento allievi e collaboratori cui ha voluto dedicare il premio. Nel 1987 è diventato corrispondente dell’Accademia dei Lincei, poi membro e quindi vicepresidente nel 2018, ma fa anche parte dell’Accademia di Francia e della National Academy of Sciences degli Stati Uniti.</p>



<p>Negli ultimi tempi la nostra amicizia è stata corroborata dalla sua intensa partecipazione alla lotta alla pandemia, a cui ha voluto dedicare tutto il suo rigore e la passione civile. Frequentissime le nostre interazioni per ragionare sull’evoluzione della pandemia, sui metodi più efficaci per contrastarla, sulle strategie ottimali per prevenire quelle future. Nel G20 a presidenza italiana Parisi ha guidato l’«S20», cioè tutte le Accademie delle Scienze dei Paesi rappresentati nel consesso, producendo un documento straordinario per sintesi e incisività che ha contribuito all’esito del G20 Salute di Roma del settembre 2021, in cui all’unanimità si è riconosciuta la necessità di una nuova governance mondiale per fronteggiare le sfide di questo secolo con decisioni basate esclusivamente sull’evidenza scientifica e l’interesse dei cittadini.</p>



<p>È vero che nel 2008 Parisi, allievo prediletto del grande scienziato e limpido cattolico Cabibbo, fu uno dei 67 docenti che criticò l’invito a papa Benedetto XVI all’inaugurazione dell’anno accademico della Sapienza – poi declinato –, ma come egli stesso ha avuto modo di chiarire il suo non era un gesto ostile nei confronti del Santo Padre, quanto piuttosto il dissenso rispetto a un discorso del 1990 in cui l’allora cardinale Ratzinger citava il filosofo Feyerabend che definiva «razionale e giusta » la sentenza del processo a Galileo, a riprova di una sua laicità non tetragona, ma di certo intransigente.</p>



<p>Quella di Parisi è e resta una bella storia personale. E l’aver conseguito questi risultati in un Paese che a tutt’oggi è uno dei peggiori per investimenti in ricerca e innovazione, oltre che per numero e remunerazione dei ricercatori, rende la sua impresa ancora più straordinaria. Speriamo che il suo esempio serva ad appassionare ancor di più i nostri giovani alla ricerca e alla scienza e, soprattutto, che l’Italia, anche con i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, inverta la rotta e si trasformi in Paese guida per la capacità di ricercare e innovare. Mai come oggi questo significherebbe sicurezza e prosperità.</p>



<p><strong>Walter Ricciardi, Avvenire mercoledì 6 ottobre 2021</strong></p>
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		<title>Ascoltare i giovani. Sognare e fare altro il clima con coraggio e concretezza</title>
		<link>https://santuariodiscaldaferro.org/ascoltare-i-giovani-sognare-e-fare-altro-il-clima-con-coraggio-e-concretezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Cirelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Oct 2021 15:30:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella società occidentale in rapido invecchiamento i giovani sono una delle minoranze più ignorate. Le opinioni e le esigenze di chi ha meno di trent’anni scivolano facilmente in secondo o ...</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="100" height="100" src="https://santuariodiscaldaferro.org/wp-content/uploads/2021/10/image-1.png" alt="" class="wp-image-534"/></figure>



<p>Nella società occidentale in rapido invecchiamento i giovani sono una delle minoranze più ignorate. Le opinioni e le esigenze di chi ha meno di trent’anni scivolano facilmente in secondo o terzo piano quando si tratta di prendere le decisioni che contano. La politica ritiene di poterselo permettere, perché nelle urne il peso dei giovani è scarso (in Italia sono appena più del 10% dell’elettorato) e ogni partito sa che, con il tempo, anche quei ventenni finiranno per diventare più docili e matureranno bisogni e idee &#8216;da vecchi&#8217;.</p>



<p>Invece i giovani meritano di essere ascoltati. Soprattutto quando parlano di temi che – per ragioni che potremmo anche definire biologiche – riguardano loro più di chi li governa. Come il debito pubblico, che contiene anche un Btp da 5 miliardi di euro in scadenza nel 2072. O come, a livello mondiale, il cambiamento climatico, che pochi dei nostri attuali governanti avranno modo di sperimentare nei suoi effetti più temibili, previsti dagli scienziati per la seconda parte di questo XXI secolo. L’evento &#8216;Youth4Climate: Driving Ambition&#8217; è stato una bella occasione di ascoltare questi giovani.</p>



<p>Da giovedì a ieri 400 ragazzi e ragazze tra i 15 e i 29 anni di età arrivati a Milano da 186 Paesi hanno potuto discutere e fare proposte su come intervenire contro il riscaldamento climatico. Fra un mese, alla Cop26 di Glasgow, le loro idee potranno trovare spazio al vertice &#8216;degli adulti&#8217;. La voce dei giovani ha avuto ascolto e finalmente anche un’abbondante attenzione mediatica. Sono nativi digitali, sanno come catturare l’attenzione nell’era dei social. Il &#8216;bla bla bla&#8217; con cui Greta Thunberg ha liquidato gli impegni dei politici sul taglio delle emissioni è un piccolo capolavoro da social, una perfetta &#8216;gif&#8217; da rilanciare su Tik-Tok.</p>



<p>Quando però si è trattato di fare proposte concrete i giovani di Youth4Climate purtroppo non si sono dimostrati molto diversi dagli adulti. I punti centrali del documento finale approvato a Milano sono in larga parte obiettivi già condivisi e anche messi in pratica in decine di Paesi: ripresa sostenibile con al centro le rinnovabili, piani per l’azzeramento delle emissioni da parte delle aziende private, coinvolgimento dei giovani nelle decisioni sul clima, formazione nelle scuole sul tema della crisi climatica.</p>



<p>L’unico punto davvero divisivo, il più ambizioso, è l’abolizione dell’industria dei combustibili fossili entro il 2030. È una richiesta così irrealistica da avere l’aria di una provocazione. Il carbone, il petrolio e il gas naturale sono stati il carburante della crescita economica globale degli ultimi due secoli. Tutt’ora, dicono i numeri dell’Agenzia internazionale dell’energia, otteniamo dalle fonti fossili l’81% dell’energia che consumiamo nel mondo. È un enorme problema, perché ogni volta che bruciamo idrocarburi – anche quando accendiamo il fornello per farci il caffè la mattina – rilasciamo anidride carbonica in atmosfera e alimentiamo il surriscaldamento climatico.</p>



<p>Purtroppo però non abbiamo a disposizione soluzioni semplici. Ovunque si sta sviluppando nuova capacità di energia rinnovabile, che ottiene circa l’80% degli investimenti del settore e genera ancora meno del 2,2% dell’energia complessiva. L’Europa sta forzando il passaggio dalle auto a motore termico a quelle elettriche o a idrogeno entro il 2035. Aziende che producono materiali essenziali per la nostra quotidianità, come la plastica, l’acciaio o il vetro, stanno cercando un modo per continuare a farlo senza usare idrocarburi, o almeno azzerando le emissioni di CO2. Il disinvestimento dalle fonti più inquinanti è iniziato. L’addio al carbone si sta facendo vicino, l’abbandono del petrolio sembra un po’ più distante, mentre il gas naturale probabilmente ci accompagnerà ancora a lungo, ma non per sempre. L’uscita dall’era delle fonti fossili è un passaggio epocale per la storia dell’uomo, nessuno può pensare di completarlo nel giro di un decennio.</p>



<p>Non per mancanza di volontà, ma per oggettiva impossibilità tecnica. «Siate realisti, chiedete l’impossibile» è stato uno dei più efficaci slogan del Maggio parigino. Un ossimoro del ’68, oltre mezzo secolo fa. Servono parole e atteggiamenti nuovi. Hanno ragione i giovani dello Youth4Climate quando attaccano la pigrizia e la mancanza di coraggio dei governi, che disattendono sistematicamente gli impegni sul taglio delle emissioni. Sbagliano però a non vedere, o ignorare, le difficoltà tecniche della transizione ecologica e i suoi dolorosi effetti sociali sulla popolazione. Quelli del &#8216;bla bla bla&#8217; non aspettano altro per elargire loro i soliti sorrisi paternalistici che gli adulti riservano ai bambini che la sparano grossa. Servono coraggio e concretezza per non uccidere i sogni.</p>



<p><strong><em>Pietro Saccò Avvenire venerdì 1 ottobre 2021</em></strong></p>
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		<title>Piccoli afghani a Torkha. Quei bimbi tra i tir sono schegge di Dio</title>
		<link>https://santuariodiscaldaferro.org/piccoli-afghani-a-torkha-quei-bimbi-tra-i-tir-sono-schegge-di-dio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Cirelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Oct 2021 15:25:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un via vai di povera gente, un affannarsi a trascinare sacchi e valigie gonfie, chissà dove. I giganteschi Tir provenienti dal fondo dell’Asia, oppure vuoti, di ritorno, si fermano alla ...</p>
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<p></p>



<p>Un via vai di povera gente, un affannarsi a trascinare sacchi e valigie gonfie, chissà dove. I giganteschi Tir provenienti dal fondo dell’Asia, oppure vuoti, di ritorno, si fermano alla frontiera. C’è una gran polvere, e&nbsp;<a href="https://www.bbc.com/news/av/world-asia-58743371" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nel video della Bbc</a>&nbsp;pare perfino di sentire l’odore soffocante dei diesel. Le ruote di un Tir ora si rimettono in moto, lente: ma, incredibile, accanto, fra quelle ruote, sotto al Tir, si vedono dei piedi di bambini, che camminano.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="312" height="179" src="https://santuariodiscaldaferro.org/wp-content/uploads/2021/10/image.png" alt="" class="wp-image-529" srcset="https://santuariodiscaldaferro.org/wp-content/uploads/2021/10/image.png 312w, https://santuariodiscaldaferro.org/wp-content/uploads/2021/10/image-300x172.png 300w" sizes="auto, (max-width: 312px) 100vw, 312px" /></figure>



<p>Veloci, sempre più veloci man mano che il camion accelera: poi un paio di ragazzini cadono e sbucano rotolando da sotto i paraschizzi dei pneumatici. Sconfitti si allontanano con un fagotto sulle spalle. Piccoli contrabbandieri: trafficano sigarette da una sponda all’altra della frontiera. Hanno sette, otto anni: le ruote sono alte quanto loro (di colpo ti ricordi di come a quell’età quelle ruote ti parevano enormi, e mostri ansanti, i camion che si affiancavano all’auto di famiglia, in autostrada). Quanto disperato dev’essere un bambino per avventurarsi sotto a un Tir, fra ingranaggi adunchi e cigolanti, e a correre per aggrapparsi a una sporgenza e rannicchiarcisi dentro, nel buio, nel veleno del gas? Lo fanno. Abitualmente, afferma la Bbc, ogni mattina, alla frontiera di Torkham.</p>



<p>I taleban e le guardie pakistane lasciano fare: indifferenza forse, o pietà. Anche una bambina tenta di arrampicarsi, ma le gonne lunghe la impacciano. «Io non mi sono mai fatto niente, ma una bambina è caduta ed è morta», dice un ragazzino. Già professionisti, scaltri a indovinare l’attimo, bravi a non mostrare la paura. Perché non è possibile che non facciano paura, a dei bambini, quei mostri che si mettono in moto con un sussulto minaccioso, sfiatando dai condotti sbuffi da bisonti d’acciaio. E sanno, anche – hanno visto qualcuno di loro cadere.</p>



<p>«Ma è sempre meglio che morire di fame», commenta la cronista, e il servizio finisce. C’era scritto, ti dici, che il video poteva mostrare «immagini disturbanti». Chissà che ora era in Italia, mentre le giravano. Profonda notte forse, noi addormentati nelle nostre case. Ma è anche adesso, e domani, di nuovo: l’Afghanistan è in ginocchio, e i primi a pagare sono i bambini. Nessun Contingente di pace si muoverà per loro, né noi, a dire il vero, ce ne diamo molto pensiero. Scendiamo in piazza contro il vaccino, o, lodevolmente, per il futuro della Terra assediato di rapace indifferenza; per il presente dei bambini afghani no. In realtà, viviamo su pianeti differenti. E ci si pente, di aver cliccato un video che viola i confini dei nostri differenti Universi. Tu poi che ti ci soffermi troppo, sei una sciocca: giacché non si possono avere 60 anni in Occidente e ignorare come girano i mondi – il nostro, e quelli altrui. Quel clic sul sito della Bbc ti lascia in uno stato di impotenza desolata.</p>



<p>Non vuoi consolarti: non è giusto. Ma almeno vorresti un’ipotesi di senso a tanto male, a quel dolore innocente che da sempre brucia, intollerabile. Tra i milioni di parole che ti si rovesciano addosso dal web stamattina, promesse e impegni internazionali, annunci di nuova giustizia e di eque umane politiche, ce n’è almeno, ti domandi, una che possa fronteggiare i bambini afghani fra le ruote dei Tir? La sola che ho trovato l’ha pronunciata il Papa, domenica. Quando ha ricordato come Cristo, compiendo il gesto di abbracciare un bambino, «si era identificato con i piccoli».</p>



<p>«Chi cerca Dio lo trova lì, nei piccoli», ha detto Francesco. Dio nei piccoli, e ogni piccolo un frammento di Dio. Nelle favelas, e ai confini del Messico. E anche i bambini su quella frontiera. Schegge di Dio limpide e inconsapevoli, dolore innocente che si consuma. Noi, non possiamo capire. Ma almeno forse sapere, e ricordarci ogni mattina di quanta sofferenza innocente abita lontano da noi, o anche vicino. E in questa memoria, alzarci un po’ meno gretti. Un po’ meno distratti – in un germe di cognizione di ciò che siamo. Di cosa ci viene, silenziosamente, domandato.</p>



<p><strong>Marina Corradi, Avvenire martedì 5 ottobre 2021</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://santuariodiscaldaferro.org/piccoli-afghani-a-torkha-quei-bimbi-tra-i-tir-sono-schegge-di-dio/">Piccoli afghani a Torkha. Quei bimbi tra i tir sono schegge di Dio</a> proviene da <a href="https://santuariodiscaldaferro.org">Santuario di Scaldaferro</a>.</p>
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