I nonni: il coraggio dell’attesa, il futuro positivo e la gioia di vivere

Attività, Attualità

29 Maggio 2020

Un intervista di Mayra Novelo

maggio 08, 2020 15:25RedazioneEducazione e Giovani – Famiglia & Vita

I nonni in molte culture sono sempre stati considerati i depositari storia, capaci di trasmettere saggezza ed esperienza. In questo momento storico caratterizzato dalla diffusione violenta del Covid-19, gli anziani sono stati visti come i più deboli, i più vulnerabili e i più indifesi, perché a maggior rischio di contagio.

Per prevenire questa malattia infettiva, la soluzione di rimanere il più possibile a casa, evitando le visite di familiari, nipoti e amici, ha portato i nostri anziani a sperimentare l’isolamento e la solitudine forzata. Quindi, all’inizio dell’emergenza, tra i poggioli nonni e nipoti sono stati visti lanciarsi dei baci e, durante tutto questo periodo, molti di loro hanno mantenuto i contatti con i loro parenti tramite uno smartphone o un tablet.

Lasciamo spazio alla voce degli anziani che “sono rimasti a casa”, loro hanno molto da dirci sulla separazione fisica, la solitudine, la morte e il significato della vita, qualcosa di simile a una specie di eredità nel tempo di uno strano virus con uno strano nome.

La solitudine è un problema insolito ai tempi del Covid-19?

«La solitudine è come il colesterolo – afferma Immacolata Serafino, 75 anni, con 54 anni di matrimonio – c’è il cattivo e il buono. Lo stesso per la solitudine ce n’è una buona e un’altra non così buona che provoca dolore, specialmente per coloro che non la scelgono liberamente. Dal 2001 sono vedova, quindi abbastanza abituata a vivere da sola, tuttavia in questo momento, fisicamente lontano dai miei nipoti, sì, mi sento più sola, mi sembra di essere in prigione. Ma non mi arrendo. La vita è troppo breve e tremendamente importante per perderne un solo momento. Dobbiamo pensare al domani, affrontando ogni giorno con l’armatura della pazienza e confidando nella divina provvidenza».

«Se non stai bene con te stesso come riuscirai a sopravvivere? Sei la persona con cui trascorri la maggior parte del tuo tempo! – Luisa Ferrando, 79 anni, sposata da 55 anni, risponde con simpatia – L’ansia per l’attuale situazione a volte ci fa un po’ penare… Il pensiero del nipotino è quello che ci segue durante la giornata, ricordiamo il suo continuo chiacchierare, lo immaginiamo quando fa disperare la mamma. Nostra nuora chiama spesso e così lo vediamo. E siamo contenti così. Mio marito ed io ringraziamo Dio di essere ancora insieme, per cui possiamo dire che la solitudine per noi non esiste. Abbiamo dovuto perdere tante abitudini: fare la spesa, comprare il giornale, andare al mercato, andare a messa… Ci manca il rapporto stretto con la famiglia e con gli amici, la possibilità di uscire insieme, passeggiare, andare in campagna e visitare in ospedale chi è ammalato. Abbiamo imparato a vivere un’altra routine con meno fretta e facendo più cose insieme, cosa che prima non facevamo, perché ci sembrava di fare di più dividendoci i compiti. Anche il silenzio che a volte si stabilisce tra di noi, non è un vuoto, non ci intristisce, anzi rilassa e riposa la mente e fa scoprire tante piccole cose intorno che normalmente sfuggivano alla

nostra attenzione, ci predispone alla riflessione su argomenti importante che di solito abbiamo sempre accettato senza approfondimenti particolari”.

Non è possibile dimenticare l’argomento morte che, nella sua drammaticità, ci insegna a vivere e ad apprezzare le cose vere e profonde dell’esistenza. Un processo naturale che questa pandemia ha trasformato in un evento drammatico, specialmente per tanti anziani. Cosa ne pensate? Come affrontate il rischio del “non c’è più” che, quando si manifesta, affligge tante famiglie con dolore?

«È triste sentire quotidianamente il numero delle persone che muoiono a causa della drammatica pandemia. – riferisce Carmine Romano, 80 anni e da 56 anni sposato – L’ unica speranza per uscire da questa difficile e triste situazione è che gli scienziati in tempi brevi riescano a trovare una terapia o un valido vaccino. Tuttavia, quando si tratta di nonni dai capelli grigi, come me, la morte non può essere trascurata. La morte, nella sua realtà sconvolgente o imprevista, ci insegna a vivere, ad apprezzare le cose vere e profonde dell’esistenza».

«I problemi di salute che purtroppo ci sono, saranno affrontati in seguito, se ci saremo ancora, ora è il momento di salvare la pelle – Beniamino Bardo, 85 anni e da 55 sposato, interviene con un sorriso. – La morte, adesso incombe vicinissima per tutti. Anche noi abbiamo purtroppo vissuto il distacco doloroso da una persona molto cara: il non poterla più vedere da malata, senza neppure la possibilità di partecipare all’ultimo saluto, è stato veramente un trauma che si aggiunge a tanti altri. Dio ha permesso questo e l’immenso dolore che portiamo nel cuore forse ci aiuta a essere più consapevoli e diremmo sereni nell’accettare ciò che giornalmente dobbiamo vivere, perché la vita è dolore e gioia e il cercare di vivere bene l’attimo presente ci sembra essere l’unica possibilità che ci dà la certezza “Che tutto andrà bene”.

Come superare la paura e dare l’esempio verso i vostri cari?

«La salute è una delle nostre preoccupazioni – parlano Virtudes Monserrat e Filippo Vespa, che celebrano i loro 52 anni di matrimonio. – E sì, abbiamo paura di questo virus, molto, a causa della mancanza di informazioni su come e in che misura ci colpisce, ma sappiamo che esiste un modo per superarlo: affrontarlo con coraggio e serenità. Cerchiamo di mantenere pensieri positivi che guardano il domani, cambiando un “io” con un “noi”. L’ essenza della vita risiede nella nostra mente. Domani sarà un bel giorno di primavera”.

Oltre la paura, mi manca la libertà di uscire ed essere in grado di salutare i miei figli e nipoti ogni volta che voglio. È difficilissimo sottostare all’obbligo di non poter vedere i nipotini. – dice Onorina Tagliaferro, 80 anni e sposata da 56-. Ma con la pazienza, l’esempio, con l’amore verso la vita e con l’aiuto di Dio, si riesce. Visto che tanti di noi vengono dall’esperienza della guerra e del durissimo dopo guerra, abbiamo senz’altro dentro una disponibilità maggiore a vivere secondo le norme più restrittive e quindi possiamo aiutare figli e nipoti, trasmettendo loro la sicurezza che tutto migliorerà, se insieme raddrizzeremo le spalle ancora una volta, ci rimboccheremo le maniche e lavoreremo facendo del nostro meglio, magari con ancora anche altri sacrifici. A questo punto della nostra vita abbiamo superato così tante difficoltà che dobbiamo solo credere e desiderare un futuro migliore in cui il sole splenderà di nuovo».

Oggi si dice che la casa diventa “Chiesa domestica”. Perché? Usate i mezzi di comunicazione per seguire le celebrazioni e partecipare ai momenti di preghiera?

Le chiese, intese come edifici, forse potrebbero anche non importare tantissimo se fossero chiuse magari qualche ora, certo ci manca la messa vissuta con la nostra comunità. Ma Dio c’è ed è sempre presente accanto a noi, è con noi nella sua Parola, se cerchiamo di viverla quotidianamente, nell’attenzione che si può sempre avere verso l’altro, sapendo che in lui c’è Gesù. Talvolta questo è un po’ difficile, anche nei confronti di un familiare stretto. Lavare i piatti, passare il folleto, spolverare, apparecchiare con cura, se fatto credendo “lo avete fatto a me”, acquista un sapore che dà gioia. E poi le nuove tecnologie ci mettono a disposizione tantissime occasioni di partecipare a momenti molto belli di preghiera, che sappiamo comunitaria, perché seguita da moltissime persone e che sono indubbiamente un aiuto grande” concludono Luisa e Beniamino.

Ogni anziano ha un mondo di ricordi, un tesoro di esperienze, una saggezza matura e sempre fresca. Un tesoro che in qualche modo, tutti hanno cercato di trasmettere a figli e nipoti. È questo amore che va e che viene che dà senso al vivere e al morire. Gli anziani con la loro lungimaranza ci forniscono un prezioso aiuto nell’arte di superare le difficoltà e cogliere l’essenza della vita: l’amore.